‘Il cliente’, piccolo gioiello di suspence dell’iraniano Farhadi

Torna il cinema di Asghar Farhadi incentrato sulla natura umana. Anche stavolta, il regista iraniano si focalizza sull’impatto che gli eventi hanno sulle persone, piuttosto che sugli eventi stessi. La storia de Il cliente ruota intorno a un fatto violento che stravolge gli animi dei protagonisti. Ma al regista non interessa mostrare ciò che il pubblico dà per scontato – anche se si diverte a lasciare spazio all’immaginazione dello spettatore su cosa possa essere realmente successo, poiché non viene fornita una testimonianza dettagliata – quanto analizzare il post-evento traumatico.

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Una scavatrice all’opera danneggia le fondamenta del palazzo vicino. La terra trema e l’intero condominio al centro di Teheran viene evacuato – da subito, il film tiene incollati allo schermo. Tra gli inquilini ci sono Emad (Shahab Hosseini) e Rana (Taraneh Alidoosti), una giovane coppia di attori che in un istante si ritrova senza casa. Un amico (Babak Karimi) li aiuta a trovare una nuova sistemazione, senza raccontare nulla della precedente inquilina, che sarà invece la causa di un “incidente” che sconvolgerà le loro vite.

Questa sensazione che il mondo, la vita, possa cambiare da un momento all’altro ci accompagna per tutta la durata del film, creando un’atmosfera estremamente tesa fin dal primo minuto, aspettando che l’evento chiave si compia.

Oltre al trasloco, i protagonisti sono impegnati in teatro con la messa in scena di Morte di un commesso viaggiatore, opera di Arthur Miller sulle relazioni umane che ha segnato profondamente Farhadi da ragazzo. Si tratta di un testo molto ricco, che si presta a molteplici chiavi di lettura. La sua dimensione principale è quella della critica sociale di un periodo della storia americana, in cui l’improvvisa trasformazione urbana ha causato la rovina di una certa classe sociale, una categoria di persone che non è riuscita ad adattarsi a quella rapida modernizzazione e che dunque ne è rimasta schiacciata. Da questo punto di vista la pièce ha molto a che vedere con l’attuale situazione dell’Iran: all’interno di un Paese in forte evoluzione, coloro che non riescono a star dietro a questa corsa sfrenata vengono sacrificati. Pertanto, la critica sociale al centro dell’opera di Miller resta valida per l’Iran di oggi.

Un altro aspetto importante è quello della complessità delle relazioni umane all’interno della famiglia. Il dramma di Miller ha una forte intensità affettiva che, pur essendo commovente, fa riflettere gli spettatori su questioni molto sofisticate. Il parallelismo con la vita personale di Emad e Rana, attorno alla quale si costruisce il film, è palese. In scena la coppia interpreta i ruoli del commesso viaggiatore e di sua moglie. E anche nella loro vita privata, senza rendersene conto, si troveranno di fronte ad un vero commerciante e alla sua famiglia, di cui saranno chiamati a decidere le sorti.

Una sera, mentre Emad sta tornando da teatro, Rana apre al citofono pensando sia il marito e va a farsi una doccia – il primo piano sulla porta di casa che si apre lentamente scricchiolando è molto hitchcockiano. Come accennato, nulla viene mostrato e si salta poco più avanti nel tempo. Emad rientra in casa e trova sangue dalle scale fino in bagno. Le urla di Rana hanno attirato i condomini, che, arrivando troppo tardi sul luogo della violenza per identificare l’assalitore, si sono prestati ai primi soccorsi, portandola infine in ospedale. È lì che la coppia si rincontra. Cosa è successo a Rana? Chi è stato? E perché?
Emad coltiva un forte desiderio di vendetta. Vuole umiliare pubblicamente l’uomo che ha stravolto l’anima di sua moglie.

I lunghi e intensi dialoghi scritti dallo stesso regista Farhadi esaltano le incredibili prove attoriali del suo cast – il film ha vinto i premi per la miglior sceneggiatura e il miglior attore protagonista al Festival di Cannes 2016. Hosseini interpreta Emad, un uomo e marito che vuole la verità su quella notte, che si domanda cosa fare e che si strugge nei silenzi della moglie traumatizzata. La sua perfomance è davvero incredibile, merito anche della partner di scena Alidoosti, la quale veste i panni di una donna privata della sua più profonda intimità, che si colpevolizza per non aver chiesto chi fosse al citofono e che si sforza di non far pesare ulteriormente la vicenda al compagno.

Si potrebbe inquadrare Il cliente come il classico film di genere revenge thriller. Ma così facendo si rischia di sminuire il lavoro di Farhadi, perché prima di tutto la pellicola è un’analisi sociale dell’Iran, sui ruoli dell’uomo e della donna, su come la violenza e il desiderio di vendetta possano cambiare per sempre la traiettoria di una relazione.
Lo stesso finale del film, nel suo silenzio, ha molto da dire. Le nostre scelte condizionano le nostre vite. Ma andiamo avanti comunque, perché non abbiamo alternative. Lo spettacolo deve continuare – Farhadi ce lo mostra praticamente alla lettera – anche se non saremo mai più gli stessi.

Al cinema dal 5 gennaio

TRAILER V.O. CON SOTTOTITOLI IN INGLESE

https://www.youtube.com/watch?v=wgPdkCB7sKY

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