‘Elle’. Isabelle Huppert magnifica interprete del thriller firmato Paul Verhoeven

Michèle è una di quelle donne che niente sembra poter turbare. A capo di una grande società di videogiochi, gestisce gli affari come le sue relazioni sentimentali, cioè con il pugno di ferro. La sua vita cambia improvvisamente quando viene aggredita in casa da un misterioso sconosciuto. Imperturbabile, Michèle cerca di rintracciarlo. Una volta trovato, tra i due si stabilisce uno strano gioco che potrebbe sfuggire loro di mano da un momento all’altro…

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Acclamato da pubblico e critica all’ultimo Festival di Cannes, arriva finalmente in Italia Elle, prima opera francese dell’acclamato regista Paul Verhoeven (Fiore di carne, 1973; Basic Instinct, 1992).
Nel corso del 2016 il film ha ricevuto numerosi riconoscimenti: due Golden Globes per il Miglior Film Straniero e per la Migliore Attrice Protagonista; due César per il Miglior Film e la Migliore Attrice Protagonista; candidatura agli Oscar 2017 per Isabelle Huppert come Migliore Attrice Protagonista.

L’idea del film nasce dal produttore Said Ben Said, che dopo aver letto il romanzo Oh… di Philippe Djian decide di acquistarne i diritti allo scopo di adattarlo per il grande schermo. È lo stesso autore del libro a scegliere Isabelle Huppert per il ruolo della protagonista; il motivo sembra chiaro, a sentire la francese: “Dopo aver letto Oh… ho incontrato Djian, che mi ha detto di non averlo scritto per me ma che mi aveva avuto in mente diverse volte durante la stesura del romanzo”.
Attrice e produttore hanno trovato in Paul Verhoeven il regista perfetto, un artista dell’ambiguità che grazie alla sua profonda conoscenza del ritmo e del movimento si veste da terrorista dei generi confondendo lo spettatore, il quale non sa più se sta assistendo a un ritratto femminile, a un affresco sociologico di un’epoca oppure a un thriller. Tutte queste doti emergono chiaramente in Elle. Il grande merito di Verhoeven infatti sta nell’essere riuscito a descrivere in modo mai didascalico – rischio in cui i cineasti incappano fin troppo spesso nella trasposizione di romanzi al cinema – una personalità tanto forte senza tuttavia analizzarla completamente, lasciando che sia il singolo spettatore a tirare le proprie conclusioni attraverso l’osservazione delle interazioni di Michèle con gli altri personaggi, principalmente uomini deboli: il padre, il figlio, il marito, l’amante e perfino lo stupratore; il loro scoramento e la loro vulnerabilità li rendono simpatici agli occhi del pubblico, ma è un fatto che Michèle sia una donna forte, una donna della sua generazione che è arrivata al potere economico, sessuale e sociale, una sorta di rivoluzionaria che rivela in tutto e per tutto la debolezza degli uomini.

Guardando Elle non bisogna lasciarsi rapire dalla imperturbabile quotidianità dei personaggi. In finale, si tratta sempre e comunque di un racconto, non di vita vera né di una visione filosofica della donna. Il fatto che la protagonista reagisca così non significa che tutte le donne agirebbero o dovrebbero agire nello stesso modo. Una fiaba porta a fantasticare e pertanto l’effetto della realtà viene alterato. In una fiaba tutto è esagerato, perciò tutto è possibile. Non c’è una morale in Elle. Tra Michèle e il suo stupratore si instaura un gioco (violento) perché è lei a volerlo, probabilmente per rivivere a modo suo la scena degli omicidi perpetrati dal padre quando lei era una bambina, stavolta però controllandone lo svolgimento. Ma questa è solo la supposizione di uno spettatore, cioè il sottoscritto, fra tanti. E come detto Verhoeven gioca con l’ambiguità – tra l’altro servendosi spesso di un piacevole fattore ‘ironia’ – proprio perché sia il pubblico, alla fine, a giudicare personalmente.

Lucky Red, in associazione con 3 Marys Entertainment, porta in sala una pellicola che merita assolutamente di essere vista e discussa, non solo tra adulti ma anche tra ragazzi. Dal 23 marzo al cinema.

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