I sogni son desideri…e Cenerentola ne è una conferma…

50556“Cenerella, Cenerella,

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sempre in moto Cenerella,

su in soffitta, giù in cantina

disfa i letti, va in cucina

lava i piatti, il fuoco accendi

poi lava stira e stendi

comandan sempre loro

e ripeton tutte in coro

al lavoro! al lavoro, Cenerella”

Cantavano così i topini di uno dei più famosi film di animazione della Disney. Correva l’anno 1950 e nelle sale americane usciva per la prima volta uno degli indiscussi capolavori della casa di Walt, un film senza tempo che ha fatto sognare intere generazioni di ragazzine.

Il 12 marzo 2015, a distanza di 65 anni, 8 giorni e probabilmente qualche ora, nelle sale uscirà la versione live-action del film targata Disney, uno dei molti progetti della famosa casa americana che prevede il ritorno dei classici d’animazione sul grande schermo, ma stavolta con attori in carne ed ossa.

Con la regia di Kenneth Branagh (già regista di pellicole di successo come “Thor” e “Molto rumore per nulla”), “Cenerentola” racconta la stessa versione della fiaba che la Disney aveva già adottato nel 1950, quella di Charles Perrault, favolista francese del ‘700: Ella (Lily James) vive felice con i genitori (Ben Chaplin e Hayley Atwell) nella loro casetta in campagna, fino alla tragica scomparsa della madre. Quando il padre decide di risposarsi, portando in casa Lady Tremaine (Cate Blanchett) e le due figlie, Anastasia (Holliday Grainger) e Genoveffa (Sophie McShera), la vita per la giovane Ella non fa che peggiorare, trasformandola, alla morte del padre, nella serva “Cenerentola”. Ma, come in tutte le favole, ci penseranno l’intervento una fata madrina un po’ particolare (Helena Bonham Carter), di quattro topolini ed un’oca onnipresente a consentire il famoso incontro, al ballo, con il principe azzurro (Richard Madden) e l’inevitabile lieto fine.

La pellicola, tuttavia, non è un semplice remake live-action della versione animata del 1950: Branagh mischia sapientemente il classico al nuovo, inserendo piccoli dettagli capaci di cambiare appena la storia e darle un tocco di diversità, senza tuttavia risultare così grossolani da far urlare all’oltraggio i classicisti più appassionati.

E sebbene la James sembri avere qualche difficoltà a reggere il ruolo, la perfezione della Blanchett nell’impersonare la matrigna è decisamente senza uguali. Cattiva e crudele, ferita nell’orgoglio, Lady Tremaine è una cattiva quasi alla stregua di Maleficent della Jolie, rendendo evidente l’intenzione della Disney di ricoprire di una sorta di umanità i più grandi cattivi delle favole, senza per questo sminuirli in alcun modo.

Decisamente stupenda è anche la Bonham Carter nei panni della fata madrina. Sebbene completamente diversa dalla smemorata della versione animata, la Bonham Carter ha saputo portare sulla scena tutta quella bonaria “follia” che rende i suoi personaggi perfetti, sia buoni che cattivi.

Supera brillantemente la prova anche il giovane Madden nei panni del principe “Kit”, ma forse la regalità gli è rimasta attaccata dal personaggio che l’ha reso famoso, il Robb Stark di Game of Thrones. Abituato a confrontarsi con nemici agguerriti, Madden ha portato sulla scena un principe determinato a seguire il proprio cuore, scontrandosi con un calcolatore Granduca, impersonato da uno stupefacente Stellan Skarsgard.

Questa “Cenerentola” è, dunque, come il ricordo di sempre, un’infanzia che torna alla ribalta per ricordare a tutti che i sogni sono desideri di felicità, bisogna sognare e sperare fermamente, dimenticare il presente, e il sogno realtà diverrà. Ed è questo che ci ricorda la protagonista di Branagh, con il suo essere buona e coraggiosa, ed è il messaggio che tutti vorrebbero trasmettere alle generazioni future: non importa cosa ci riserva il presente, basta avere speranza nel futuro.

Simona Buccherie

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