‘Frizt Lang’: tutto fumo, niente arrosto

Partiamo dal capolavoro che è M. Il film si concentra sul famoso assassino seriale Peter Kürten, che terrorizzò la citta di Düsseldorf nel 1930. Oggi, il fictional documentary – se è possibile definirlo tale – di Gordian Maugg racconta a modo suo come è nata questa prima pellicola sonora di Lang.
Si comincia col viaggio del regista verso la Renania per investigare e procurarsi del possibile materiale per un futuro film, ma ben presto il protagonista finisce col ritrovarsi profondamente coinvolto nella storia personale del killer. Sulla base di alcune interviste condotte da lui e la polizia locale sull’assassino, una volta che questi è stato catturato, viene delineato il malsano profilo psichico di un uomo che da bambino ha subito numerosi abusi che lo hanno privato di ogni capacità di empatia. E questo, di fatto, è Fritz Lang.
Va specificato che quando M uscì nelle sale lasciò il pubblico perplesso, pioché Lang assunse un punto di vista che lasciava intendere che l’assassino non era completamente responsabile per il suo comportamento e pertanto meritevole di una certa compassione. Almeno questo il film di Maugg lo menziona.

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Dal punto di vista critico, Fritz Lang presenta svariati problemi.
Anche uno spettatore attento e preparato non saprebbe come inquadrare questo film, cosa vuole rappresentare. Si tratta di un poliziesco? Non abbastanza dettagliato per essere definito tale. Oppure è una pellicola sul filmmaking? Il processo artistico è semplificato ai suoi principi fondamentali. Una sorta di psicogramma su Lang? Manca una vera analisi, idea, opinione, visione. Il film è strutturalmente confuso e gli attori sono poco credibili – buona la prova di Heino Ferch nei panni di Lang, ma non esaltante.
Verso il finale viene rievocato il monologo di Peter Lorre in M. E questo spezzone è quanto di meglio ci si possa aspettare da Fritz Lang. Perciò, anziché perdere tempo con questa pellicola, andate piuttosto a rivedervi M.

TRAILER IN V.O. CON SOTTOTITOLI IN INGLESE

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