‘The Circle’ e il potere dei social media

Dal 27 aprile al cinema il nuovo film di James Polsondt con Tom Hanks ed Emma Watson

Dalla pubblicazione del libro nel 2013, molti dei futuristici aspetti tecnologici e psicologici narrati dall’autore Dave Eggers hanno iniziato a diventare realtà. Questo ha determinato una sfida notevole ma anche una grande opportunità per il regista James Polsondt, che ha scritto la sceneggiatura di sua spontanea volontà: «Sono un grande fan dei libri di Dave Eggers […] Ho trovato The Circle inquietante, divertente e incredibilmente preveggente nella sua analisi di come ideali utopici possano rapidamente trasformarsi in uno stato sociale strettamente vigilato». Una volta conclusa la prima bozza, il regista l’ha fatta arrivare nelle mani di Eggers, il quale si è talmente convinto della validità del prodotto da passarla direttamente a Tom Hanks, con cui aveva collaborato in occasione di un altro adattamento cinematografico di uno dei suoi libri (Ologramma per il Re, 2012). Una volta salita a bordo la star, il film è decollato.

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La protagonista della storia è Mae (Emma Watson), neoassunta a The Circle, la più influente azienda al mondo nella gestione di informazioni web. La ragazza adora tutto a The Circle, perché tutti gli ambienti sono dotati di ogni comfort immaginabile – in questo senso, sono perfette le location del film, dal punto di vista sia architettonico sia ecologico, per quanto riguarda gli ampi spazi verdi negli edifici; una caratteristica comune delle costruzioni dell’industria tecnologica.
Grazie alle sue doti lavorative, Mae cattura in breve tempo l’attenzione di uno dei padri fondatori della società, Eamon Bailey (Tom Hanks), e insieme cominciano a progettare il futuro di The Circle. Desiderando il contrario dell’anonimato, la ragazza si offre volontaria per essere la prima persona al mondo a rinunciare alla propria privacy per un regime di trasparenza assoluta. Questo significa la personificazione del mantra di The Circle: “Conoscere è un bene, ma sapere tutto è meglio”.
Con indosso una telecamera 24/7, Mae permette a chiunque di avere accesso a ogni singola azione della sua vita. Almeno fino a quando non la fa riflettere Ty Lafitte/Kalden (John Boyega), il primo fondatore di The Circle che è totalmente contrario all’andazzo preso dalla società: il progetto di usare i social network per creare un mondo più sano e sicuro, “trasparente”, è davvero privo di conseguenze? Se crolla la barriera tra il pubblico e il privato, non crolla forse anche la barriera che ci protegge dai totalitarismi?

Il concetto di totalitarismo viene storicamente considerato come un’imposizione che ci è stata inflitta. Ma se fossimo complici, anche senza volerlo, della nostra stessa oppressione? La questione centrale del film è: come può il mondo riuscire a bilanciare i benefici di una società trasparente e la necessità delle persone di mantenere intatta la propria privacy?
Il pubblico apprezzerà moltissimo il film, se riuscirà a carpirne il messaggio d’allerta. Gli spettatori s’identificheranno sicuramente con la protagonista, dipendenti come Mae nei confronti di tutti i loro gadget tecnologici, e per questo si spaventeranno. Una volta raggiunta tale consapevolezza, allora potrà dirsi chiuso “the circle“.
Per staccare un momento la spina, per fuggire un secondo dalla frenesia del mondo, ognuno si rifugia nella sua sempre più piccola tana della privacy. Non vorremmo mai cedere completamente questo nostro diritto, eppure ogni giorno scegliamo cosa condividere con il mondo e cosa no. Ma c’è un prezzo che dobbiamo pagare.

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