I Segreti di famiglia sono più forti delle bombe

Scosse ai ricordi di una famiglia a pezzi nel drama movie di Joachim Trier

Il prossimo 23 giugno uscirà nelle sale italiane Segreti di famiglia (Louder Than Bombs), già noto ai cinefili per aver corso alla Palma d’Oro a Cannes 2015. Dopo il successo internazionale dei suoi precedenti lavori, su tutti Oslo, 31. August (2011), stavolta al suo primo lungometraggio in lingua inglese, il giovane regista norvegese Joachim Trier dimostra nuovamente di saperci fare con la macchina da presa.

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Attraverso i temi del lutto, della memoria e della liberazione, il film analizza l’incomparabilità del dolore in un dramma familiare che tuttavia nel finale sfocia in un ottimismo ossimorico.
Le vicende del film si svolgono a tre anni di distanza dall’incidente automobilistico che ha ucciso la fotografa di guerra Isabelle Joubert Reed (Isabelle Huppert). Quando a New York viene organizzata una grande mostra per celebrarne vita e lavori, la sua spettrale presenza – ricostruita sulla retorica del flash-back – comincia a ossessionare il marito e i due figli di lei. Il vedovo Gene (Gabriel Byrne) è un ex-attore che nell’ultimo periodo ha riscoperto il calore di una donna grazie ad Hannah (Amy Ryan), l’insegnante del suo figlio minore Conrad (Devin Druid). La loro relazione tuttavia rimane nascosta agli occhi del tormentato adolescente, che già di rado vuole comunicare con il padre e inoltre passa le notti chiuso nella sua stanza a divertirsi con i giochi di guerra online. A riguardo, assume un immenso valore l’imbeccata del fratello maggiore Jonah (Jesse Eisenberg): “Non andrai in giro per la scuola a sparare, vero?” – tale affermazione porta a galla le numerose tragedie simili che si consumano fin troppo spesso negli Stati Uniti a causa soprattutto del mercato interno delle armi, ma anche in gran parte per l’esaltazione del fenomeno war games. Ma poi vediamo che è lo stesso Jonah a fuggire dalla realtà, lasciando la moglie e la figlia neonata per immergersi nei segreti che vanno dipanandosi nella camera oscura della madre.

Segreti di famiglia parla naturalmente anche della guerra, pur se in maniera meno diretta. In effetti, nel rivelare quelle che sono le problematiche e i rischi di un fotoreporter di genere, il film si concentra maggiormente sulle difficoltà più vicine a casa. E questo non riguarda solo il personaggio di Isabelle; per l’intera durata del film, lo stesso Gene con i figli Jonah e Conrad sembrano vivere contemporaneamente due differenti vite, ciascuno di loro immerso nella medesima sensazione del “trovarsi nel posto sbagliato”.

Ossessionanti visioni e sequenze oniriche raccontano la rottura familiare attraverso un amalgama perfetto di immagini e suoni, merito anche della fotografia di Jakob Ihre. Restano impresse alcune sequenze in particolare: ad esempio, quella in cui Conrad giace in un bosco accanto ad una ragazza vestita di bianco (morta o semplicemente addormentata?); altrimenti, quella che vede Isabelle galleggiare in aria a seguito di un’esplosione, a rievocare un disegno del figlio; per non parlare infine del sogno di Isabelle, in cui lei viene stuprata a terra in un vicolo da uno sconosciuto mentre il marito Gene la osserva impassibile dal finestrino di un auto, fumando una sigaretta. Riguardo al connubio regia-fotografia, un’altra scena degna di nota è quella del susseguirsi delle diverse sequenze possibili dell’incidente automobilistico, ciascuna con diversi dettagli che modificano la traiettoria di morte di Isabelle.

In conclusione, Segreti di famiglia è una pellicola dal grande valore tecnico, arricchita dall’ottimo lavoro svolto dagli attori. Il finale tuttavia è contradditorio, poiché sgonfia (forse anche volutamente) le aspettative del pubblico, muovendosi verso orizzonti rosei che tuttavia lasciano l’amaro in bocca per gli affrettati risvolti conclusivi.

Lorenzo Callori di Vignale

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