Possibile negare la Shoah?

A volte è necessario rimanere in silenzio per far sentire la propria voce

Per alcuni il negazionismo è un reato; eppure esiste più di un semplice pugno di intellettuali dal pensiero antistorico e antiscientifico. Lo storico britannico David Irving, prolifico autore di testi sulla Seconda Guerra Mondiale, è tra i più accaniti contestatori circa l’esistenza dei campi di sterminio nazisti, tanto da negare il coinvolgimento di Hitler nell’uso delle camere a gas, utili secondo lui al solo scopo di eliminare i pidocchi dei “lavoratori”.

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Nel suo libro Denying the Holocaust: The Growing Assault on Truth and Memory (edito da Plume, 1993), la professoressa americana di studi ebraici Deborah E. Lipstadt accusa Irving di falsificazione o delibera sconsiderazione delle fonti, causa un fondato ideale razzista e antisemita. Sentendosi leso nella sua immagine professionale, nel 1996 l’inglese citò la donna in giudizio per diffamazione.

Il film calca le orme di un altro romanzo della Lipstadt, quello da lei scritto alla fine del processo, intitolato History on Trial: My Day in Court With a Holocaust Denier (edito da ECCO/HarperCollins, 2006). Il regista Mick Jackson ripercorre le vicende che hanno portato in tribunale l’autrice, interpretata dal Premio Oscar Rachel Weisz.
La donna rimane interdetta quando scopre che nel sistema legale della Gran Bretagna l’onere della prova è a carico della difesa, nei casi di diffamazione. Spetta quindi a lei difendersi e dover stabilire in maniera innegabile che l’Olocausto non è un’invenzione. Impresa tutt’altro che semplice contro Irving, le cui spavalda determinatezza e sfacciataggine sono interpretate brillantemente da Timothy Spall, soggetto di una prova attoriale che spicca decisamente su quelle dei suoi colleghi.
Alle prime battute, la Lipstadt non è molto convinta della strategia adottata dal suo team di avvocati, la quale prevede che né lei né alcun sopravvissuto dell’Olocausto depongano. A loro avviso, chiamare i sopravvissuti a testimoniare, oltre a costituire un’umiliazione per loro, avrebbe dato legittimità alle affermazioni di Irving. Inoltre, non tutti sarebbero stati in grado di ricordare dettagli specifici, il che avrebbe comportato un rischio troppo grande per il processo.
Le conclusioni della vicenda sono prevedibili – come dare ragione a chi afferma che le camere a gas di Auschwitz siano un fabbricato del dopoguerra? Tuttavia c’è un momento di profonda riflessione durante una fase del processo: il giudice Charles Gray (Alex Jennings) si chiede se Irving sia in buona fede e se dunque la sua libertà di espressione debba essere tutelata. Ciononostante, il barrister Richard Rampton (Tom Wilkinson) riesce a ribaltare i ruoli, dimostrando che Irving ha “deliberatamente travisato e mistificato prove storiche”.

Al cinema dal 17 novembre.

TRAILER INGLESE CON SOTTOTITOLI INGLESI

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