Gli ospiti dela terza giornata del Giffoni: Il Cast di Gomorra, Alessandro Tersigni, Ricky Menphis, Maccio Capatonda, i Manetti Bros. e Tullio De Piscopo

gomorra foto“Siete bellissimi! Giffoni è il Festival più bello del mondo!”: così il cast di Gomorra La Serie ha salutato i partecipanti al primo Meet the Stars organizzato dal GFF che ha dato a centinaia di fans l’occasione di incontrare Marco D’Amore, Salvatore Esposito, Cristiana Dell’Anna, Cristina Donadio, Marco Palvetti, Fabio De Caro e Carmine Monaco.

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“Giffoni è l’alternativa al male” dice Cristiana Dell’Anna, la Patrizia della serie. “Quel che frega le persone che vivono in contesti disagiati è il non avere altra scelta. Ma quel che fate qui è una grande alternativa, da non farsi scappare”. Una di quelle occasioni che non si è fatto sfuggire Carmine Monaco, ‘O Track nella serie: “Io vengo dai Quartieri Spagnoli e certe situazioni raccontate nella serie io le ho viste, qualche amico mio ‘che ha sbagliato’ le ha anche vissute. Ho sofferto a preparare il mio personaggio, anche perché ero circondato da professionisti, ma devo dire che dal vostro entusiasmo è andata bene”, le parole dell’attore.

Di fronte alle polemiche di quanti vedono in Gomorra solo la rappresentazione del male, Marco Palvetti replica che “i ragazzi hanno invece saputo riconoscerne la qualità, la nostra onestà nel rappresentare una realtà che va oltre la serie”. “Gomorra esiste perché c’è la camorra, non il contrario” ha ricordato Cristina Donadio, la spietata Scianèl, che esorta il pubblico a non considerare simboli i personaggi della serie. “Non si meritano i vostri selfie, sono il male. Considerateci dei fumetti, non degli eroi” aggiunge Donadio, cui fa eco Palvetti: “Tra di noi non c’è nessun personaggio positivo. Un uomo che uccide la moglie o uccide un bambino è un uomo già morto”.

Cast GomorraRuoli ai quali gli interpreti non hanno paura di restare imprigionati come precisa D’Amore: “Ciascuno di noi è devoto al proprio personaggio. Sono dei veri abissi, non finiscono mai di offrire qualcosa. La paura non deriva dai personaggi ma dalle logiche dell’industria cinematografica”, aggiunge l’attore, pur esortando il pubblico a non chiuderli in un solo ruolo: “Voi avete il potere commerciale di scegliere, siete voi che dovete seguirci nei nostri altri progetti, al cinema o in teatro, e scoprirete che ciascuno di noi fa tante altre bellissime cose. Pretendete dagli attori serietà, rigore, qualità: nel nostro paese c’è chi fa del nostro mestiere solo una mostra di vanità, alimentata da anni di prodotti medio-bassi che hanno finito per portare il pubblico a identificare ruoli e attori”.

A chi si complimenta per la crescita del suo Genny, Salvatore Esposito risponde invertendo la prospettiva: “Gennaro non cresce, regredisce. La sua è una involuzione morale che per un attore rappresenta una sfida bellissima. Genny, infettato dal veleno della famiglia, è diventato proprio quello che i genitori avrebbero voluto”. Quanto alle polemiche seguite alla tanto discussa scena che ha visto Malammore uccidere a sangue freddo la figlia di Ciro Di Marzio, l’interprete Fabio De Caro ha raccolto le scuse che una mamma, dalla platea, gli ha rivolto a nome di quanti lo hanno aggredito sui social: “Quell’1% che mi ha minacciato via social ha dei problemi: per questi però ci vuole solo un medico. E’ acqua passata. Il vostro calore mi rassicura”.

Ai tanti che in Campania si sono schierati contro la serie, Esposito replica che “Gomorra è una cassa di risonanza molto comoda, usata anche da politici che ne hanno approfittato per far campagna elettorale, anche dicendo di aver negato il permesso per riprese che non erano mai state richieste. “Le telecamere di Gomorra sono impietose: dietro le nostre facce non ci sono scenografie. Se il sindaco di Afragola dice di no alle riprese alle Salicelle è perché sa che fanno schifo. Dovrebbe poi spiegare come si fa a far vivere i propri concittadini in quella maniera – precisa D’Amore – La vera domanda è come è possibile che quello che raccontiamo avvenga a 2 km da una metropoli europea. Cosa c’è davvero dietro? Forse un potere più pulito, magari in giacca e cravatta, che fa più paura delle pistole” ha aggiunto.

“Nessuno dice che Gomorra è un indotto importante: giriamo per 9 mesi di fila, con investimenti di 16/18 milioni di euro che portano lavoro. Ma questo non fa notizia: in Italia fa notizia il vibratore di Scianel” rincara Esposito, rispondendo a una domanda posta da una ragazza di Corato, località balzata alla cronaca per il disastro ferroviario che ha ucciso 23 persone. “Solo nel Sud Italia dimenticato da tutti può succedere quello che è successo a Corato! È una vergogna! – si scalda D’Amore, sostenuto da un lungo e caldo applauso che dalla platea ha ricordato le vittime. – Questo è anche quel Paese in cui un ragazzo di 26 anni scrive un libro e finisce per avere più detrattori di quelli di cui racconta” aggiunge l’attore, citando così Roberto Saviano, cui si deve l’idea di un libro che ha conquistato il mondo e una serie venduta in 150 Paesi del mondo.

L’invito che arriva da cast è quello di imparare ad andare dentro le cose, come invita a fare Gomorra, senza lasciarsi trascinare dalla polemica facile. “Quelli che si indignano per Gomorra magari sono gli stessi che non raccontano quello che hanno visto al parco Verde di Caivano dove è morta la piccola Fortuna”, conclude De Caro, con Esposito che aggiunge “O sono i politicanti che preferiscono indignarsi per una serie e far finta che il resto non esista”. Gomorra appassiona, non solo sullo schermo.

Alessandro Tersigni“L’unica risposta possibile alla violenza è continuare a viaggiare, a scoprire, a conoscere. Non bisogna vivere nel terrore”. Questo l’appello di Alessandro Tersigni, l’affascinante Vittorio Conti de Il Paradiso delle Signore, ai giurati della 46esima edizione del Giffoni Film Festival. “È un’attualità difficile da raccontare – ha continuato – i conflitti ci sono sempre stati, ce ne accorgiamo oggi perché stanno colpendo l’Europa e, attraverso i social, li viviamo in presa diretta. Che vuoi dire ad un bambino? Come glielo spieghi che esistono delle storpiature e delle persone in grado di uccidere alla cieca?”.

Tersigni è tra i protagonisti di Noi eravamo, il nuovo film di Leonardo Tiberi, che porta al cinema l’eco della Grande Guerra, incorniciato da storie e racconti di un tempo lontano, ma tremendamente moderno. “Il film – ha spiegato – è incentrato sulla storia di due fratelli, figli di una famiglia trevigiana emigrata in Argentina, pronti a tornare in Italia come volontari per supportare il proprio Paese. È stata – ha aggiunto – una prova difficile ma stimolante. Ho rivissuto quei tempi grazie ai racconti di mio nonno, in particolare ricordo la fame: non potevo alzarmi da tavola se prima non avevo finito tutto. In compenso, in quegli anni, era fortissimo il senso di unità e collaborazione. Oggi abbiamo perso il valore dello stare insieme”.

Il fascino del Festival non ha di certo lasciato indifferente l’attore romano: “Ho sentito le testimonianze dei miei colleghi sopravvissuti, ci sono ragazzi preparatissimi pronti a torturarci”. Sulle sue “destinazioni” future – parafrasando il tema di quest’anno – ha svelato: “mi piacerebbe vestire i panni di Luigi Tenco al cinema, intanto a novembre ricominciano le riprese de Il Paradiso delle Signore 2, sul piccolo schermo arriverà nel 2017”.

Maccio Capatonda“La comicità ha differenti livelli di interpretazione: una lettura più critica tende a preferire la satira, mentre si ride di spirito, di pancia, sempre a cospetto della frase idiota. La mia, il più delle volte, è la battuta meno ricercata”. Maccio Capatonda ha spiegato così la sua filosofia artistica ai numerosissimi giurati della Masterclass.

L’interprete più celebre della comicità in pillole si è raccontato con estrema umiltà agli oltre cento ragazzi che sono accorsi entusiasti nella speranza di ascoltarlo. “I cortometraggi e lungometraggi che realizzo non hanno un metodo, perché spesso nascono mentre sono intento a fare altro. Non c’è quindi un modus operandi standard, ma cerco sempre di puntare alla realizzazione di prodotti che mi piacciano, mi dicano qualcosa, e non siano mai dipendenti dalle richieste dei produttori. Lo stesso accade per le battute più celebri, quelle per cui vengo ricordato: sono figlie del mio gusto personale e non dell’ambizione che diventino ogni volta dei tormentoni”.

Divenuto celebre al grande pubblico grazie a piccoli sketch, Capatonda oggi si è volto quasi interamente ai lungometraggi. “Ieri ho finito di scrivere la sceneggiatura del mio ultimo film è quasi sicuramente inizieremo a girarlo a Settembre. Per arrivare a questo punto, però, ci sono voluti nel mezzo decine e decine di prove: dai 9 ai 13 anni, ad esempio, ho girato tre film horror che ambivano a far paura e invece facevano ridere. Oggi, nonostante tutto, continuo a divertirmi facendo il lavoro che amo e posso considerarmi un uomo fortunato”.

Manetti Bros“Siamo sempre stati orgogliosamente di nicchia. Spesso abbiamo pagato la necessità di girare solo ciò che ci piaceva, ma siamo felici che film come Song e Napule incontri critica e pubblico”. I Manetti Bros ospiti della 46esima edizione del Giffoni Film Festival, parlano del loro ultimo film e del loro modo di fare cinema.

“Abbiamo conosciuto Napoli e i napoletani e ci siamo resi conto di quanto questo popolo sia assolutamente oggetto di luoghi comuni, molto più di tanti altri – hanno raccontato – Gli stereotipi sui napoletani, a nostro avviso, sono ingiusti. Abbiamo voluto raccontare Napoli per ciò che è, non per quello che vorrebbero che fosse”. Sul loro modo caratteristico di costruire le storie hanno aggiunto “Tendiamo a sdrammatizzare e a smitizzare tutto, nella vita e sul set. Questo perché nella vita vediamo che esiste sempre un risvolto della medaglia per ogni persona: assassini che amano bambini, padri coraggio che picchiano le mogli. Pensando a questo, è inevitabile pensare alla comicità. In questo film in maniera particolare è così”. “Siamo stati accusati di sporcare i nostri film – hanno aggiunto – di inserire elementi troppo poco italiani e troppo riconducibili al modello americano. In realtà penso dipenda solo da quella montagna di luoghi comuni con cui cresce e si forma una certa critica cinematografica nostrana”.

Continua a divertire il pubblico collezionando commedie tutte da ridere, ma sogna un ruolo tenebroso, da super cattivo: Ricky Memphis ha un entusiasmo contagioso e una tagliente ironia quando racconta il prossimo passo della sua carriera, iniziata come ‘poeta metropolitano’ al Maurizio Costanzo Show. “Vorrei cambiare registro, magari con un personaggio crudo. Un killer? Magari!”. Intanto ha in serbo per il suo pubblico due progetti ricchi di colpi di scena. Il primo, Ovunque tu sarai, segna il debutto da regista di Roberto Capucci. Al cinema dal prossimo autunno per M2Pictures, il film, spiega l’attore, “segue le vicende di un gruppo di amici in trasferta a Madrid per vedere la Roma. A me personalmente non è mai capitato di vivere una situazione con tutti i risvolti sentimentali che coinvolgono i protagonisti, anche perché il mio viaggio calcistico più memorabile è stato a Modena, dove si mangia davvero bene, e non era neppure per seguire la Magica”.

Ricky MemphisAll’incontro con i piccoli giurati del Giffoni Film Festival è arrivato con qualche timore: “I giovanissimi mi spaventano – ha confessato – perché sono diretti e sinceri”. Da papà dice di non riconoscersi nell’immagine di eterno Peter Pan: “Soprattutto l’arrivo del primo figlio o ti sconvolge o ti mette in carreggiata. Per me ha rappresentato il passo più importante verso la maturità”.

Niente a che vedere, insomma, con Lorenzo, il personaggio che riprende in tv con Immaturi – la serie, “attualmente in fase di riprese, fino a settembre”. La ricetta, a suo avviso, per accompagnare le nuove generazioni verso la consapevolezza resta semplice: “La riassumo in una parola, l’esempio. E lo dico perché io sono andata via di casa presto e non sono assolutamente immaturo come nei film e nel telefilm, sono lontani i tempi in cui ero ragazzetto e facevo il poeta metropolitano al Maurizio Costanzo Show, ma solo quando diventi padre impari fino in fondo la fatica e la meraviglia della vita. I figli devono vedere che vivi quello che insegni loro e solo così possono replicarlo”.

Un premio per i cinquant’anni di carriera a Tullio De Piscopo. È questo l’omaggio che il Giffoni Film Festival ed il direttore Claudio Gubitosi hanno voluto rendere al batterista partenopeo, a pochi mesi dall’uscita di 50. Musica senza padrone – 1965/2015, il triplo cd che celebra proprio questo importante traguardo, che contiene anche tre brani inediti.

De PiscopoIl premio è stato consegnato ieri pomeriggio alla Cittadella del Cinema dal direttore Gubitosi. “Questo premio – ha detto – è una destinazione importante. Ritorno qui dopo 26 anni e ho trovato una realtà che è cresciuta tantissimo ed oggi è un orgoglio della Campania nel mondo”. l triplo album raccoglie la “summa” della produzione di De Piscopo, che con il suo stile unico è riuscito a portare la batteria, dall’ultima fila del palco al centro della scena, divenendo protagonista, icona riconoscibile e riconosciuta del panorama jazz e pop internazionale. Canto d’oriente, uno dei tre brani inediti inseriti nel cofanetto celebrativo, che vede la partecipazione di Rocco Hunt e Ivan Granatino, è stato presentato in anteprima durante la terza serata del Campania Sound Experience, condotta da Anna Trieste. Gli altri due inediti sono Destino e speranza con James Senese (protagonista il 16 luglio di una grande serata di musica con i Napoli Centrale) e Funky Virus con Randy Bracker e Ada Rovatti.

Quella di Tullio De Piscopo è una “Musica senza padrone”, frutto di scelte dettate da cuore e istinto, da uno spirito libero e ribelle, e soprattutto da una continua e profonda ricerca musicale perché “la musica – ha detto – è come un abito che ti cuci addosso e una volta cucito non puoi più disfartene. Quindi bisogna sceglierlo bene, soprattutto con il cuore, perché deve essere un ornamento per l’anima”.

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