Giffoni Film Festival: Gli ospiti della nona giornata

Jennifer AnistonJennifer Aniston affascina il pubblico e i giurati del Giffoni Film Festival con la sua bellezza. Sul Blue Carpet è un susseguirsi di foto, selfie e autografi che dispensa col sorriso. Ma in sala si commuove guardando il filmato Welcome to Giffoni preparato dagli oltre settecento giurati che hanno voglia di conoscerla da vicino. C’è chi le chiede la differenza tra il recitare in teatro e sul set (“La diretta reazione del pubblico che ti dà l’adrenalina, l’eccitazione. Al cinema ti senti più solo”) e chi focalizza l’attenzione sui suoi molteplici ruoli (“Mi piace dare spazio a tutte le sfaccettature”).

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“Per raccontare le battaglie quotidiane delle donne serve che ci siano scrittori capaci di scrivere buone storie. Non si deve parlare delle donne – spiega la Aniston – sono per come appaiono. Sta a noi dare più potere alle donne e ristabilire l’uguaglianza tra i sessi”. Una giurata australiana le chiede quale messaggio le piacerebbe mandare alle donne di domani: “Supportatevi l’un l’altra – consiglia alla platea – Amate quello che siete. Sarete più forti”.

Sensibile e attenta alle domande della platea, risponde a chi le chiede della sua esperienza col bullismo: “Tutti siamo stati vittime di bulli, ma oggi il fenomeno è ancora più diffuso e subdolo: prima li vedevamo girare per strada, adesso si nascondono dietro una tastiera. Spegnete i pc e parlate tra voi. Anche questo difende dai bulli”. Tanti i momenti difficili nel corso della sua vita, non solo professionale, come racconta a una ragazza indiana che le domanda come si possono superare i periodi bui: “Wow, che domanda! Questo incontro è meglio di una terapia. Alla fine della giornata ti chiedi se tutto questo peso sia troppo grande per te, come fare a sopravvivere un altro giorno, sono abbastanza brava per farcela? Ma siamo esseri umani e dobbiamo sempre trovare la forza di andare avanti. Non pensiate che gli attori siano diversi da voi: i tuoi beniamini hanno avuto gli stessi dubbi. Il modo per farcela è parlare con gli altri, non chiudersi in se stessi”.

landscape-ustv-friends-cast-group-shotVolto di Friends, che l’ha fatta conoscere a livello planetario, racconta di non sentirsi prigioniera di Rachel Green. “Sarò eternamente grata per quel ruolo e aver fatto parte di uno show amato ancora oggi”. Il ruolo che le ha cambiato la vita è però quello interpretato in Cake: “Ho combattuto per averlo, ho dimostrato di poterlo fare e ne sono molto contenta”. Lunga la lista di attori e registi con cui vorrebbe lavorare (“David O. Russell, Steven Soderbergh, Robert De Niro”), ma pensa di tornare alla regia dopo i due corti realizzati negli scorsi anni. Innamorata del Giffoni, saluta le centinaia di ragazzi dicendo che è stato “emozionante essere in una stanza piena di ragazzi uniti dall’amore per il cinema. Penso che siate un passo avanti agli altri, me compresa, alla vostra età. Perseverate, non demordete. Continuate a imparare e a guardarvi intorno. Non accettate mai un no come risposta”. “Grazie – dice in perfetto italiano ricevendo il Giffoni Experience Award – È stata un’esperienza indimenticabile”.

Antonio Catania e Franco TrevisiAntonio Catania è uno dei testimonial del NuovoIMAIE, l’Istituto mutualistico per la tutela degli artisti interpreti ed esecutori. Durante l’incontro con la Masterclass, l’attore ha chiarito la politica che spinge l’ente, rinato nel 2010, a ridestarsi dalle ceneri.

“Il fine è particolarmente nobile – ha spiegato Catania, delegato dell’Assemblea del NuovoIMAIE – serve a riconoscere il diritto a una remunerazione, nel momento in cui un’opera in cui l’artista è presente viene riutilizzata. Inoltre, questo organismo si occupa anche di promuovere nel mondo la cultura italiana”.

L’Istituto, nato per la prima volta negli anni ’70, continua a guardare alle future generazioni e alla tutela dell’arte in ogni sua espressione. “Crediamo fortemente nei giovani e in manifestazioni come il Giffoni Film Festival. Tra i nostri scopi, difatti, c’è la volontà di favorire appuntamenti che vogliano investire sulla vostra generazione e offrire loro spazi concreti e opportunità tangibili. Non è un caso, dunque, se il 24 luglio nel corso della serata conclusiva del Giffoni Film Festival consegneremo 10 borse di studio ai ragazzi che, tra i cento Masterclass selezionati di questa edizione, si sono particolarmente distinti nel corso delle varie giornate”, ha concluso Franco Trevisi, attore italiano coinvolto nella promozione dell’Istituto.

Claudio SantamariaClaudio Santamaria, vincitore del David di Donatello per il ruolo di Enzo Ceccotti, ha incontrato i giurati Generator nel penultimo giorno del Festival e ha ricevuto il Giffoni Experience Award. “È un premio bellissimo, stupendo. Davvero grazie di tutto” ha detto il protagonista di Lo chiamavano Jeeg Robot: “Mai – ha dichiarato – mi era successo di poter interpretare un personaggio così distante da me. Avrei iniziato a girare il film il giorno dopo aver letto la sceneggiatura. Sapevo che avrebbe avuto successo perché tocca una parte infantile di ciascuno di noi. Segna uno spartiacque nel cinema italiano”. “Un’opera importante” aggiunge Santamaria, perché ha introdotto un nuovo genere in Italia: “Il regista Mainetti ha girato cinque anni per trovare una produzione: gli rispondevano che in Italia non interessano i film di genere. Il pubblico ha dimostrato che non è così. A livello di storia e di profondità dei personaggi e non ha niente da invidiare ai quelli americani”.

Il film, pluripremiato, ha avuto un grandissimo successo di critica e di pubblico: “Lo hanno definito un incontro tra i Marvell e Pasolini e io mi trovo d’accordo – ha aggiunto l’attore – Solo Pasolini era in grado raccontare la periferia in maniera così viva. Quella purezza che Pasolini sapeva tradurre in immagini e che abbiamo trovato a Tor Bella Monaca abbiamo voluto conservarla nel film. Ci abbiamo provato e credo che ci siamo riusciti”. Santamaria si augura un sequel: “Mi piacerebbe interpretare di nuovo questo personaggio. So che il regista e gli autori stanno pensando a come far evolvere la storia. Serve un conflitto a cui legarlo, altrimenti è solo un’operazione commerciale. Se si riesce ne sarò contento”.

Nel frattempo Santamaria ha finito di girare il film Brutti e cattivi, opera prima di Cosimo Gomez: “Il personaggio che interpreto – confessa ai giurati di Giffoni – è un cane randagio, è un mendicante. Il film è una commedia nera, è la rivincita degli emarginati. Un film già cult in scrittura. Sono convinto che sarà un altro grande, piccolo film di culto”.

Il cinema è un’arma potente, più dei notiziari. Ha una forza maggiore perché porta lo spettatore a identificarsi con la storia e a vivere una catarsi” aggiunge, toccando anche l’esperienza del film Diaz, ambientato ai tempi del G8 di Genova del 2001: “La cosa scandalosa e sconvolgente di quella notte – ha commentato l’attore – è da allora che in Italia non è mai passata la legge sul reato di tortura. Bisogna insistere, lottare con i mezzi di cui si dispone, fare pressioni sul governo”.

Matteo Rovere“Sono rassegnato a me stesso, perché sono il mio peggiore nemico quando lavoro”. È ironico Matteo Rovere nel descrivere la sua professione di regista. In due intense ore di confronto con i ragazzi presenti per l’ultimo giorno di Masterclass, il cineasta romano ha passato in rassegna i piccoli segreti del suo mestiere, alcuni fugaci dettagli della sua vita privata e le sue maggiori passioni. “Mi piace credere di essere l’unico ad effettuare una sorta di storyboard mentale – ha proseguito – in cui ricostruisco scena per scena le varie inquadrature. A seconda della sensazione che ho voglia di far nascere nello spettatore, prediligo una modalità piuttosto che un’altra. La forza di un regista, in realtà, è proprio questa: una stessa immagine può essere ripresa e trasmessa allo spettatore in decine di modi e, a seconda di queste scelte, si finisce con l’essere riconosciuti e catalogati”.

Anche questi gli elementi che hanno reso grande il suo ultimo lavoro: “Veloce come il vento è figlio del mio personale desiderio di superare molti luoghi comuni sui film in cui è centrale il rapporto tra l’uomo e la macchina. Non è un caso che abbia cercato di rendere una storia che risultasse prima di tutto verosimile e che, di conseguenza, inglobasse anche attori non professionisti come nel caso della figura di Matilda. Lei, classe ’95, è stata bravissima a piegarsi alle esigenze narrative del film e alle mie piccole fobie artistiche”.

Poi una riflessioni su Giffoni: “Mi ha inorgoglito l’invito a questo Festival. Voi mi confermate di essere riuscito a farmi comprendere anche da un pubblico giovane ed esperto, come da sempre il mondo considera la giuria del Giffoni Film Festival”.

Simone MontedoroSimone Montedoro arriva al Giffoni 2016 in perfetto stile hipster, come Luciano, il personaggio che interpreta nella ficton Mediaset Matrimoni e altre follie. Il suo volto però è legato al ruolo del capitano Tommasi in Don Matteo: “È una scuola fantastica e il suo successo è dovuto al format vincente. Certo, è una fatica girarla, visto che si sta per nove mesi sul set ma proprio la serialità, così come il teatro, permette di approfondire i personaggi: più passi il tempo con loro, più li scopri“.

Tanta tv per lui, ma anche una gran voglia di fare cinema: “Sta tornando il film d’autore in Italia: fino a qualche tempo fa eravamo legati a un solo tipo di storie, ora finalmente si diversifica e ho voglia di farlo anche io. Non è facile però fare provini. Sembra quasi che gli addetti ai lavori non capiscano che si può versatili“.

Il cinema, del resto, lo ha respirato fin da piccolo: “Vengo da una famiglia di macchinisti cinematografici. Ho sempre sentito parlare del cinema, quello vero. Davanti alla macchina da presa, però, ci sono arrivato per caso.  A 18 anni feci delle pose per una pubblicità, un fotografo mi notò e iniziai a studiare recitazione, cosa che continuo a fare” dice l’attore, che ci tiene a sottolineare che “il lavoro dell’attore è difficilissimo, profondo. La tv confonde un po’ i ruoli, ma per essere attori, per raccontare il personaggio, bisogna studiare e imparare ad assimilare quello che la vita ti propone“. Prossimamente sarà al Teatro Golden di Roma con “L’albero di Natale”, pièce scritta da Augusto Fornari, Toni Fornari, Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli per la regia di Toni Fornari. Di altro non parla, in attesa di ufficialità.

Lui che educa alla tecnologia con Complimenti per la connessione, spin-off di Don Matteo in onda in access prime time di Rai 1 con Nino Frassica, è sui social solo con un profilo Instagram: “Sono tutti dietro ai dispositivi, non vedo più amore, non vedo più calore. Ecco, la destinazione che consiglio a tutti non è lontana: il proprio cuore. Voi avete il mondo in mano, dovete illuminare i vostri occhi di passione“.

Braccialetti RossiRegalare attimi di gioia e serenità ai pazienti dell’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, è questo l’obiettivo dell’iniziativa di domani, domenica 24 luglio (ore 10.30). Grazie ad Aura, l’espressione sociale del Giffoni Experience, durante l’ultima giornata di Festival i piccoli pazienti del reparto di Pediatria del nosocomio salernitano avranno la possibilità di incontrare il cast di Braccialetti Rossi, serie televisiva italiana, ormai alla sua terza stagione, trasmessa su Rai1e Rai HD. Alla mattinata parteciperanno il direttore medico di presidio Angelo Gerbasio e la presidente di Aura, Alfonsina Novellino. La fiction, scelta apposta per la sua tematica dura ma affrontata con la leggerezza insita nel mondo adolescenziale, segue le vicende di alcuni ragazzi – Leo, Vale, Cris, Davide, Toni e Rocco – che in ospedale fanno amicizia, si innamorano, ridono e soffrono insieme.

“Non potevamo dimenticare il nostro territorio – ha commentato Alfonsina Novellino – dopo l’appuntamento inaugurale con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, arricchito anche dalla presenza del grande Lino Banfi, ci è sembrato doveroso offrire un’occasione di svago altrettanto importante ai piccoli pazienti salernitani”.

Un modo per portare un pezzetto del Festival fuori dalle mura della Cittadella, coinvolgendo anche chi non può vivere l’esperienza della rassegna cinematografica perché costretto in un letto di ospedale. Gli interpreti della fiction si confronteranno con i giovani pazienti, trascorrendo alcune ore con loro, un’occasione di dialogo ed avvicinamento reciproco che regalerà un momento prezioso ai giovani ricoverati e alle loro famiglie.

“Siamo sicuri che i nostri pazienti non dimenticheranno questa giornata – ha aggiunto il direttore di presidio Angelo Gerbasio – è importante che un Festival come quello di Giffoni riesca ad entrare anche nelle corsie d’ospedale, specialmente quando si tratta di pediatria. Grazie ad Aura, per qualche ora, riusciremo a distrarre i bambini dalla routine di cure a cui sono sottoposti, donandogli un po’ di serenità”.

Si chiude domani 24 luglio, con l’attesa proclamazione dei film vincitori, la 46esima edizione del Giffoni Film Festival. Tanti gli ospiti attesi per la chiusura: oltre al cast di Braccialetti Rossi, Massimiliano Gallo, Madalina Ghenea, Antonio Catania, Franco Trevisi. Alla cerimonia finale interverrà Rosa D’Amelio, presidente del consiglio regionale della Regione Campania.

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