I film italiani alle Giornate degli Autori di Venezia

Le Giornate degli Autori, terrazza panoramica affacciata sul mondo intero, dalla Cina al Sud America, dall’Islanda alla Siria, sventolano bandiera tricolore con sette titoli, tra opere prime e film di conferma del talento di giovani autori.
Gli italiani di quest’anno, autori e personaggi, guardano in faccia la vita e in essa si tuffano. Artisti dai curricula più disparati: colossi del grande e piccolo schermo, della radio e del teatro, protagonisti della scena letteraria e persino rivelazioni da talent show. Da Pressburger a Pippo Delbono passando per Peppe Servillo, Ennio Fantastichini e Antonia Truppo, la migliore attrice non protagonista del 2016 (per i David).
Gli italiani, si sa, fanno meglio il “Caffè”, come può ricordarci il titolo del film di Cristiano Bortone che dirige tre storie diverse ambientate e coprodotte tra Italia, Belgio e Cina. Scontri di piazza, immigrazione e vendetta si intrecciano col fil rouge della nostra bevanda preferita.
Gli italiani che vivono la religione, vi si nascondono, la rifuggono e si ribellano. Succede a “La Ragazza del mondo” (Sara Serraiocco diretta da Marco Danieli) che, aiutata da Libero (Michele Riondino), mette in discussione tutto il suo universo, dove le possibilità e l’amore incondizionato non sono affatto concessi.
Anche ne “Il profumo del tempo delle favole” (diretto da Mauro Caputo), Giorgio Pressburger mette a nudo la sua esperienza, scardina certezze e false ipocrisie, indaga le paure infantili, le menzogne dell’età adulta, l’illuminazione della grazia. Ma una nuova dimensione spirituale è anche possibile, ci rivela il “Vangelo” di Pippo Delbono, laico e dissacrante come quello di Saramago, incentrato sulla vita di profughi dai ricordi dolorosi e infiniti dubbi sul futuro.
Gli Italiani privi d’ogni privilegio, che faticano a stare al mondo come nella desolante provincia campana di Castel Volturno, dove le gemelle Fontana, giovanissime stelle della TV dei talent (concorrenti di Ti lascio una canzone nel 2011), arrivano per la prima volta sul grande schermo dando vita alle “Indivisibili” (di Edoardo De Angelis), due siamesi belle e disperate costrette a cantare ai matrimoni, antitesi della loro tristezza, per tirare avanti la baracca.Direttamente dal 1938, la storia dell’italiano che avrebbe potuto commettere il duplice omicidio (Hitler-Mussolini) che avrebbe cambiato la storia moderna: “L’Uomo che non cambiò la storia” di Enrico Caria, che sarà presentato alla 73ª Mostra in collaborazione con Venice Days.
Non ultimi, gli italiani del coraggio, che lottano per una missione difficile e necessaria: Domenico Quirico, professione reporter, rapito in Siria nel 2013 per 152 giorni. E’ il protagonista del documentario “Ombre dal fondo” di Paola Piacenza che chiude le Giornate il 10 Settembre.
Il motto potrebbe essere “Italians do it better” anche in riferimento a “Rocco”, il docu-ritratto di autori francesi su Siffredi, che si spoglia del ruolo da porno star per rivelare l’uomo che c’è fuori dai set hard core.
Dal 31 Agosto, sulla villa degli Autori, nel vento della Laguna brillano il bianco, rosso e verde.

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