Presentati i film in concorso alla 31. Settimana Internazionale della Critica

La Settimana Internazionale della Critica (SIC) è una sezione indipendente della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dedicata esclusivamente alle opere prime.

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Fondata da Lino Micciché nel 1984, la SIC è storicamente impegnata nella ricerca, promozione e valorizzazione di nuove voci e talenti emergenti del cinema mondiale. Nel corso delle sue 30 edizioni, ha scoperto e lanciato giovani registi presto diventati autori di punta nel panorama internazionale: Kevin Reynolds (Fandango, 1985), Olivier Assayas (Désordre, 1986), Alex Van Warmerdam (Abel, 1986), Carlo Mazzacurati (Notte italiana, 1987), Paolo Benvenuti (Il bacio di Giuda, 1988), John Hillcoat (Ghosts…of the Civil Dead, 1988), Mike Leigh (High Hope, 1988), Bruce Weber (Let’s Get Lost, 1988), Pedro Costa (O sangue, 1989), Christian Vincent (La timida, 1990), Sergio Rubini (La stazione, 1990), Cédric Kahn (Bar des rails, 1991), Bryan Singer (Public Access, 1993), Rachid Benhadj (Touchia, 1993), Harmony Korine (Gummo, 1997), Roberta Torre (Tano da morire, 1997), Peter Mullan (Orphans, 1998), Pablo Trapero (Mundo grua, 1999), Vincenzo Marra (Tornando a casa, 2001), Celina Murga (Ana y los otros, 2003), Salvatore Mereu (Ballo a tre passi, 2003), Royston Tan (15, 2003), Rian Johnson (Brick, 2005), Dito Montiel (A Guide to Recognizing Your Saints, 2006), Andrea Molaioli (La ragazza del lago, 2007), Syllas Tzoumèrkas (Homeland, 2010), Alix Delaporte (Angèle et Tony, 2010).

Fra i vincitori delle ultime edizioni della SIC, Pernilla August (Beyond, 2010), Guido Lombardi (Là-bas, 2011), Gabriela Pichler (Eat Sleep Die, 2012), Matteo Oleotto (Zoran, il mio nipote scemo, 2013), Vuk Ršumović (Figlio di nessuno, 2014), Martin Butler e Bentley Dean (Tanna, 2015).

Anno Uno. Il cinema è sempre un Anno Uno. Solo i numeri e le statistiche credono alla crisi (che non c’è ma si vede). Il cinema, quello per cui vale la pena scendere in campo, si continua a fare. Sta là fuori, basta vederlo. La Settimana della Critica – luogo dove sono stati scoperti autori quali Olivier Assayas, Mike Leigh, Harmony Korine, Kevin Reynolds, Pedro Costa, Antonio Capuano e Michel Bena – è da sempre interlocutrice privilegiata di questo rinnovamento.
I festival, oggetto di periodiche e non entusiasmanti disquisizioni che s’interrogano sulla loro (in)utilità, sono o dovrebbero essere il luogo-narrazione delle cose del cinema. Non un banale emporio delle merci cinematografiche disponibili ma l’arena del farsi di un pensiero che riflettendo su ciò che si può ancora realizzare con le immagini in movimento, offra anche qualche
idea, magari non banale, sullo stato del mondo in cui viviamo.
Non è un’idea nuova, questa. Rossellini faceva così. E se possiamo osare ispirarci a un solo tratto della poetica rosselliniana, questo è la sua totale assenza di qualsiasi nostalgia cinematografica. Il suo essere stato sempre al presente indicativo, calato nel farsi della Storia. Talmente calato nel presente del suo tempo da essere forse l’unico cineasta che ha pensato il futuro del cinema (e non solo). Ecco. Questa determinazione a stare nel presente, a non cedere né a nostalgie né a mitologie, è la prima spinta propulsiva di questa 31. SIC. Cinema di oggi, fatto oggi, per sguardi di oggi. Perché solo l’oggi, nella sua imprendibilità, permette di immaginare un cinema che torni a esplorare il nostro rapporto con quanto accade sullo schermo e intorno a esso.
Il novero di titoli di quest’anno, individuati fra più di 500 film iscritti, è all’insegna del “piacere filmico”, un “piacere” che si attiva a partire da un rimettersi in gioco rispetto alle convenzioni della visione. Un “piacere” del quale il rischio e lo stupore sono gli elementi fondanti. A partire da Prevenge – geniale slasher-movie post-femminista diretto da Alice Lowe, già vista nei film di Edgar Wright e Ben Wheatley – passando per Le ultime cose di Irene Dionisio – tesa rivisitazione dell’umanesimo neorealista – si opera una ri-mappatura non delle cose viste, ma di quelle ancora tutte da vedere.
Keywan Karimi, cineasta iraniano condannato a un anno di carcere e 223 frustate per offesa all’Islam, firma con Drum un noir metafisico ed espressionista, mentre Ala Eddine Slim, documentarista e videoartista tunisino, con The Last of Us rilancia con grande audacia un cinema sperimentale e astratto, avventuroso e addirittura schiettamente fantascientifico.
Perché, in fondo, e non potrebbe essere diversamente, il cinema è un’arte giovane per definizione. E non solo in senso anagrafico. Basti pensare a Los nadie di Juan Sebastián Mesa, girato in sette giorni fra le strade più inaccessibili di Medellin, o a Prank di Vincent Biron, ex direttore della fotografia di Denis Côté, apologo di nichilismo hardcore post-salingeriano.
E se il cinema è sempre e anche un riprendere (o un riperdere) il proprio posto nel mondo, Jours de France di Jérôme Reybaud ipotizza un sensuale viaggio sentimentale, utilizzando un navigatore d’eccezione come Grindr, per ritrovare i nomi dimenticati delle cose. Pepe Smith, leggenda del rock filippino, è probabilmente la presenza più sorprendente: protagonista di Singing in Graveyards, assieme a Lav Diaz, si offre come immagine e specchio del complesso rapporto con la modernità e la democrazia del suo paese.
Infine, in chiusura, Are We Not Cats di Xander Robin, un melodramma horror viscerale, una favola dark scandita dalla musica dei Funkadelic, Yvonne Fair, Lightning Bolt e Albert Ayler. Sorpresa proveniente dagli Stati Uniti, si ricollega alla new wave dei primissimi anni Ottanta reinventando pulsioni e calligrafie oniriche.
Senza dimenticare lo splendido mucchio selvaggio di cortisti italiani di Sic@Sic, sinergia attivata in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà; autrici e autori lanciati alla conquista del futuro armati solo del loro sguardo, sorprendente, rigoroso, audace, tenero, provocatorio, radicale e generoso. E patrocinati da Marco Bellocchio, il più giovane e vitale dei Maestri italiani. Segnateveli oggi i nomi di Chiara Leonardi e Edoardo Ferraro, Valentina Pedicini e Rossella Inglese, Maria Giovanna Cicciari, Fatima Bianchi e il collettivo Caruso, Falanga, Lombardi, Tenace.
La 31esima edizione della Sic non è una proposta chiusa ma un invito al viaggio. Si pongono oggi le premesse per immaginare il cinema che è ancora tutto da inventare.

Giona A. Nazzaro
Delegato Generale – 31. Settimana Internazionale della Critica
Film In concorso:

Akher Wahed Fina (The Last of Us)
di Ala Eddine Slim
Tunisia-Qatar-UAE-Libano, 2016 – World Premiere


Drum
di Keywan Karimi
Francia-Iran, 2016 – World Premiere

Jours de France (Four Days in France)

di Jérôme Reybaud
Francia, 2016 – World Premiere

Los nadie (The Nobodies)

di Juan Sebastián Mesa
Colombia, 2016 – International Premiere

Prank
di Vincent Biron
Canada, 2016 – World Premiere

Singing in Graveyards
di Bradley Liew
Malesia-Filippine, 2016 – World Premiere

Le ultime cose
di Irene Dionisio
Italia-Svizzera-Francia, 2016 – World Premiere

Eventi speciali fuori concorso:


Film di apertura

Prevenge
di Alice Lowe
Regno Unito, 2016 – World Premiere

Film di chiusura
Are We Not Cats
di Xander Robin
USA, 2016 – World Premiere

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