Richard Gere a Roma tra gli “Gli invisibilI”

Intervista a Richard Gere per il film "Gli invisibili"

GliInvisibili-manifesto_557267b35ac51bee69da19c3ebcaa973“Le belle facce di questi fratelli, mi scaldano il cuore”, ha dichiarato ieri  Richard Gere nella sede romana della comunità di Sant’Egidio, dopo la proiezione del suo film “Gli invisibili”. Diretto da  Oren Moverman , anche Gere veste i panni di un homless. In passato faceva parte dell’altra faccia dell’America, quella dove il lusso e il potere facevano parte della sua vita. Ora è “solo” George,  non ha niente a cui aggrapparsi, non ha nessuno che lo ospiti. Trova assistenza nel maggior centro per senzatetto di Manhattan, dove un giorno, tra un pasto caldo e un posto per dormire incontra un veterano , un po’ filosofo e un po’ fatalista, e tra  loro nasce una profonda amcizia.  George, emblema della  società socio – economica che ci circonda e il senzatetto ( Ben Vereen), laureato dalla vita , capace di regalargli la speranza, di un futuro diverso. Insieme in una città impassibile, c’è la separazione tra l’uomo e il resto del mondo, tra i sentimenti e le emozioni.   Non è la prima volta che incontro Richard Gere, ma ieri mi ha particolarmente colpita  per i suoi atteggiamenti rispettosi,  nei confronti dei poveri, che non vuole chiamare barboni”. Ha scelto di fare questo film low budget perché crede fermamente in ciò che racconta: “Gli esseri umani bisogna saperli ascoltare, guardarli per ciò che sono – aggiunge Richard – può diventare l’inizio di un processo di guarigione. Curiamo gli altri per curare noi stessi”. Cominciamo da qui.

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Richard, coma ha vissuto questa esperienza?

“In modo  positivo. C’è un gruppo a New York con cui sono stato in contatto, ed ho imparato molto. Per girare il film ci siamo basati sulla realtà. Niente lacrime, basta la  realtà”.

Cosa è scattato in lei per accettare il ruolo dell’homeless?

“Come attore e produttore ho molto tempo per pensare. Ho girato per le strade di New York, ho visto tanti poveri e mi sono chiesto: come ci si può sentire quando si diventa  invisibili? Perchè è questo che accade a migliaia di uomini e donne, senza più un’identità, una famiglia, una casa”.

gli-invisibili_2_20160603_1829472807Quindi essere invisibile può diventare un incubo. Nel film indossa un cappello, e nessuno l’ha riconosciuta. E’ andata davvero così?

“Il cappellino di lana lo indosso ancora, ma è vero nessuno mi ha riconosciuto. Il primo giorno in cui si girava mi sono messo in fila con gli altri e ho capito tante cose. Gli homeless prestavano attenzione solo al loro turno, e se incrociavano il mio sguardo, si giravano dall’altra parte . C’è una grande dignità in loro. Questo castello di carta in cui viviamo  potrebbe crollare e farci trovare nella stessa situazione di George”.

Lei è Buddista. Nella sua religione la povertà è anche un’occasione per redimersi?

“Non c’è nulla di “santificato”nell’essere poveri o ricchi, ma c’è qualcosa di sacro nella possibilità che abbiamo nel profondo. Ci sono due strade che danno equilibrio: una è la saggezza, l’altra la compassione”.

Si sente in sintonia con le parole di Papa Francesco?

“Sì! Quando leggo alcune cose di Papa Francesco, le trovo uguali, mi piacciono perché non fanno la differenza tra i mussulmani e altre religioni”.

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Cosa ne pensa di avere in futuro un presidente donna come la Clinton?

“Le donne sono capaci di risolvere molti problemi,sono dotate di pazienza e saggezza.. Vedo in modo positivo la presenza di una donna in politica. La Clinton. ha studiato ed è una persona solida. Sa che ha fatto degli errori, ma ha rimediato”.

Tornando al suo cinema, che progetti ha?

“Due film indipendenti da girare. Certo,  se mi capitasse una grande occasione lavorerei ancora con le  major hollywoodiane, ma i film indipendenti funzionano bene e si girano in poche settimane. Come è accaduto ne “Gli invisibili”. Volevo fare un bel film perché la gente capisse cosa c’è dietro l’indifferenza e  credo di esserci riuscito”.

 

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