Condizioni critiche: scrivere e amare i film e il cinema nell’era digitale

Il punto della situazione sul delicato tema della critica cinematografica nell'era web

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Quest’anno la Festa del Cinema di Roma ha aperto un cantiere di dialogo, informazione e confronto con alcune tra le più prestigiose firme di critica internazionale legate alla carta stampata, al web, alle riviste, all’università. Presso lo Studio 3 dell’Auditorium Parco della Musica, si sono incontrati con il pubblico Julien Gester (giornalista, critico cinematografico e co-direttore della sezione Cultura del quotidiano Libération), Justin Chang (critico cinematografico del Los Angeles Times e collaboratore della National Public Radio con i programmi ‘Fresh Air Weekend’ e ‘FilmWeek’) e Anthony Oliver Scott (critico cinematografico del The New York Times).

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Inizialmente si è parlato delle esperienze di vita e delle ragioni che hanno portato ciascuno di loro a fare dell’amore per il cinema un lavoro. A seguire, si è analizzata la mutata funzione della critica negli ultimi anni; cambiamento ben più profondo di quello del cinema stesso.

Mai come oggi l’accesso ai film è stato così vasto, soprattutto grazie a Internet. Eppure, mai come oggi, complice la crisi della carta stampata, dare stabilità, significato e funzione all’attività di chi scrive sui film è apparsa un’impresa così precaria e avventurosa. Il web ha moltiplicato all’infinito l’esercizio, anche amatoriale, di chi esprime opinioni e idee sui film. E mai come oggi la possibilità di segnalare un film, di percorrerne insieme ad un lettore l’energia segreta o la sua capacità di emozionarci sembrano così inadatti a competere con le strategie del marketing e della intensa mediatizzazione della nostra esistenza. Viene da chiedersi: Esiste ancora uno spazio da difendere, consolidare e anche innovare per chi ha per anni esercitato il mestiere di lavorare sulla scrittura per esplorare e approfondire e comprendere l’inesauribile esperienza di vedere un film, con se stesso e con i lettori? E la diffusione e l’egemonia del linguaggio audiovisivo nel mondo digitale ci porteranno verso un futuro in cui la recensione di un film sarà fatta con le immagini e i suoni – ovvero il critico cinematografico userà la stessa lingua del cinema così come il critico letterario usa la stessa dei romanzi? Solo il tempo potrà dirlo. Siamo in balìa dell’evoluzione.

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