‘Animeland’, il docu-film che racconta il mondo dell’animazione e del fumetto giapponesi

アニメ

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/anime/ è l’abbreviazione di animēshon, traslitterazione giapponese della parola inglese animation. Viene usata in Giappone già dalla fine degli anni Sessanta per indicare i cartoni animati, chiamati fino ad allora dōga eiga (trad. ‘film d’animazione’) e manga eiga (trad. ‘film fumetto’ – es. lungometraggi animati dei supereroi Marvel e Dc, basati sul fumetto originale).
Nel resto del mondo, il termine anime ha sempre indicato un prodotto di animazione giapponese.

unnamedGli adulti di oggi sono stati i primi a subire il fascino degli anime. I loro genitori non volevano li vedessero, perché venivano considerati dalle vecchie generazioni prodotti amorali, violenti, diseducativi, al contrario invece del consolidato impero di Walter Elias Disney, il quale impose una vera “dittatura dello sguardo” fino al 1966. Non a caso i primi anime cominciarono a circolare negli Stati Uniti proprio in quel periodo, poco dopo la sua morte. Ciò avvenne anche a seguito dell’avvento dei televisori nelle case dei cittadini: da allora, è iniziata una lenta “giapponesizzazione” nel mondo dell’animazione occidentale che continua ancora oggi, inarrestabile.

 

Animeland – Racconti tra Manga, Anime e Cosplay (Francesco Chiatante, 2015) si pone come obiettivo quello di informare lo spettatore sul fenomeno dell’animazione giapponese, ripercorrendo le tappe fondamentali dell’ascesa dell’anime – e non solo – in Italia. Si tratta di un’analisi generale di carattere socio-culturale, che affronta le tematiche legate a questo vastissimo universo e l’influenza che ha avuto dalla fine degli anni Settanta ad oggi nell’immaginario nostrano.
A supportare il tutto, le testimonianze e i ricordi infantili di diversi personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui i giornalisti Luca Raffaelli e Vincenzo Mollica, il regista Fausto Brizzi, il cantautore Caparezza, gli attori Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea, fino ad animatori e mangaka del calibro di Masami Suda (Ken il guerriero e Kiss Me Licia tra i più noti) e Yoichi Takahashi (Holly e Benji).

Animeland non è rivolto esclusivamente agli appassionati di genere ed è proprio qui che risiede il suo valore. Il docu-film infatti funziona da ottima introduzione e punto di riflessione sul mondo dell’animazione giapponese per quegli spaccati di società che non si sono mai interessati o che continuano a denigrare tale fenomeno, ritenendolo frivolo, privo di significato. E questo perché non si soffermano ad analizzarne i contenuti.
14882284_10210857877313757_8613970778929459355_oGrazie ai ricordi degli intervistati viene raccontata un’intera generazione che a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta ha ricevuto una vera e propria educazione estetico-narrativa, oltre che valoriale. Questo perché i manga e gli anime non trattano storielle semplici, di scaramucce tra un gatto e un topo o tra un road runner e un coyote: qui si parla di bambini e adolescenti, ragazzi della stessa età di chi in genere guarda i cartoni animati, che si battono per la salvezza del mondo, della patria, dei propri cari; giovani che hanno a che fare con responsabilità, maturi, che hanno esperienza della vita come della morte.
Sono personaggi che fanno il loro ingresso in Italia e nel mondo occidentale con la tragedia: orfani, soli e incompresi dal mondo adulto, che è riprodotto così come è nella realtà, cioè disattento, privo di etica, superficiale. Per questo sono ragazzi. E per questo devono salvare sé stessi, la propria generazione e il mondo, al fine di non seguire le impronte amorali di chi li ha preceduti.

Da Heidi a Goldrake, da Jeeg Robot a Dragonball, da Creamy a Ken il guerriero, passando per Holly e Benji. Animeland rievoca e racconta l’immaginario popolare delle generazioni degli ultimi quarant’anni con robot, maghette e orfanelli, facendo riaffiorare quel sentimento di nostalgia che sempre ci coglie quando pensiamo alla nostra infanzia e ai cartoni animati che l’hanno segnata.

Il paradiso risiede nei ricordi della nostra infanzia (Hayao Miyazaki)

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