Il Capitano Ultimo all’Istituto di Istruzione Superiore Gregorio da Catino di Poggio Mirteto

Articolo di Bruno Toscano.
 
Si è svolta nella palestra dell’Istituto di Istruzione Superiore Gregorio da Catino di Poggio Mirteto la giornata della legalità organizzata dell’Unione dei Comuni della bassa Sabina. Nel programma di questa giornata è stato previsto l’intervento del Capitano Ultimo, il carabiniere che assieme ad altri suoi colleghi riuscì ad arrestare il capo dei capi della Mafia:Totò Riina.
Le parole d’ordine del Capitano sono semplici: Umiltà, Dono, Fratellanza, Uguaglianza, Comunità, Scuola, Sicurezza, Cittadinanza Attiva, Stato, Fede.
Queste parole – che in un certo qual modo richiamano quelle di un personaggio molto distante dal mondo di oggi, San Francesco d’Assisi, o che sembrano essere profferite da un supereroe dei cartoni animati – che spesso tendiamo a dimenticare o considerare belle ma lontanissime utopie, quando  provengano dalla bocca di una persona in carne ed ossa, qui, ora, di fronte a te, con un vissuto come quello del Capitano Ultimo, creano una frizione interessante.
Si riaccende la speranza per un mondo migliore, per un’umanità migliore e si percepisce, una sensazione viva, il riavvicinarsi di questa possibilità.
Queste sono state le sensazioni al suono della voce di questo uomo umile, che sembra provenire da un altro pianeta,da un’altra epoca,ma che ha vissuto gli stessi anni dei nostri genitori, nel rispondere alle domande dei 1000 e più studenti del polo didattico dell’istituto Gregorio da Catino e dei giovanissimi delle scuole elementari.
La frizione detta, viene dal fatto che le sue parole non sono né  semplice retorica né un farsi bello delle azioni compiute. L’immagine che resta è quella di un uomo autentico.
Non è un predicare vuoto, è un uomo che produce soluzioni e modi,più profondi,non sempre comuni di vedere le cose.
La prima domanda di uno studente ha avuto una risposta che mette in chiaro la responsabilità e il ruolo delle persone oltre che dello Stato, inteso come sovrastruttura ,nell’aderire a quei principi.
 ‘Nello Stato italiano prevale ancora la mafia?’
‘Io credo che lo Stato siete voi(rivolgendosi agli studenti),sono le nostre famiglie,le nostre parrocchie,le persone,la comunità,e nella comunità c’è di tutto,c’è il bene e c’è il male. Sta a noi scegliere,sta a noi capire  che siamo i protagonisti della nostra sicurezza, che non c’è un altro che garantirà ,ma che costruiamo noi l’armonia nella nostra famiglia,nella nostra casa,delle nostre strade,delle nostre piazze. Dobbiamo riprendere le nostre strade,perché sono nostre. Lo Stato come sovrastruttura è un dettaglio,è marginalità. La centralità è la comunità, la strada, i cittadini con i loro eletti, è la voglia e la rabbia di discutere dei problemi,delle ingiustizie,dell’emarginazione,delle discriminazioni,della violenza. La mafia come struttura criminale,tecnica ,ha subito gravissime sconfitte. Sappiamo tutto di loro,come pensano,come si organizzano. Non sono più un’associazione segreta,e nel momento in cui abbiamo scoperto ciò che era segreto,quella struttura conta poco,è comune.
La nostra forza è riprenderci la sicurezza,capire che è un bene comune e non l’interesse di uno stato apparato di garantire l’ordine nei propri confini e a gestire i suoi sudditi.
Questa è la vostra maturità. Questa è la rabbia che dovete avere. Questo è vincere,è far vincere l’equità sulle regole.
Le nostre leggi devono essere basate sull’uguaglianza e sulla fratellanza,al di fuori di questo c’è il potere. Ma uguaglianza e fratellanza vanno praticate (…) 
Dovete riprenderle,dovete chiedere spiegazioni sul perché non vengono realizzate determinate cose,perché c’è la povertà,perché manca il lavoro e proponete soluzioni con umiltà ,con semplicità.’
Applausi.
Parole semplici ma concetti profondi,concetti sui quali si deve riflettere,concetti che hanno come valore aggiunto quell’idea di Cittadinanza Attiva,sicurezza,uguaglianza e fratellanza che sembrano appartenere ad un altro pianeta.
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