Intervista a Anne Riitta Ciccone: "Vi racconto il mio film "I'm – Infinita come lo spazio"" | Al di là del cinema...
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Intervista a Anne Riitta Ciccone: “Vi racconto il mio film “I’m – Infinita come lo spazio””

Uscirà nelle sale cinematografiche il prossimo 16 novembre il film “I’m – Infinita come lo spazio”, distribuito da Koch Media, prodotto da Adriana Trincea Cinema, Rai Cinema e Paypermoon Italia. La pellicola Dark Fantasy è diretta da Anne Riitta Ciccone che, con Lorenzo D’Amico, ha scritto anche la sceneggiatura. I protagonisti sono una Barbora Bobulova per la prima volta alle prese con il ruolo di un’aspirante cantante con una vita molto difficile, Mathilde Bundschuh che con i suoi capelli rosa e i suoi abiti futuristici regala alla pellicola modernità e un’immagine da sogno fantasy e Guglielmo Scilla nel ruolo di un ragazzo con dei rapporti familiari molto complicati e con un forte animo dark. << Ho deciso di seguire profondamente la mia idea di Teatro e Cinema come “rappresentazione”, far deflagrare la realtà e ricostruirla come mito – spiega Anne Riitta Ciccone, la prima regista donna in Europa ad aver girato in 3D –  E poiché ho un personale interesse verso la tecnologia come mezzo nella ricerca dell’immagine perfetta, ho deciso di affrontare la sfida di un linguaggio cinematografico surreale per parlare dei miei temi di riferimento: pregiudizio, emarginazione, diversità e percezione della violenza – spiega – la pellicola è stata girata in inglese perché il 3D non si sposa con i sottotitoli. Abbiamo pensato perciò, con Rai Cinema, al mercato estero e abbiamo realizzato successivamente il doppiaggio in italiano>>.

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Jessica, 17 anni, vive in un piccolo paesino, un luogo misterioso circondato dalla neve. Qui un’apparente normalità convive con straordinari elementi che fanno sospettare che possa non essere il mondo a cui tutti siamo abituati. Prigioniera di questa dimensione, alla quale sente di non appartenere, Jessica inizia a mettere su carta, grazie ad un grande talento nel disegno, la sua realtà creando una nuova interpretazione delle sue paure, delle sue piccole vendette personali e dei personaggi con i quali si incontra e si scontra quotidianamente. Il suo futuro e cosa farne sono il centro dei suoi pensieri visto che frequenta l’ultimo anno di Scuola e proprio la Scuola è il suo principale terreno di sfida; per gli altri ragazzi, infatti, Jessica è la “stramba” per via dei suoi atteggiamenti e delle sue aspirazioni così diverse da quelle dei suoi coetanei e per i suoi capelli viola. Solo un ragazzo timido e introverso, Peter, sembra capirla subito perché incompreso e isolato come lei. Il suo grande talento nel disegno e un incontro con una persona speciale, diventeranno per Jessica le chiavi per affrontare le paure. La sua matita è la potente arma con la quale potrà modificare il suo futuro e il destino al quale sembra essere condannata imparando ad avere fiducia in se stessa e nel suo valore. Ma, improvvisamente, la fervente immaginazione di Jessica o forse quella realtà alla quale viene continuamente richiamata dalla madre, provocherà nella storia l’inatteso imprevisto che ne cambierà completamente il corso.

 

 

  • Sei la prima regista donna ad aver girato in 3D, come mai questa scelta?

“Una delle ragioni per cui ho avuto l’insana idea di diventare una regista, quando avevo circa quindici anni, è la mia passione per l’immagine. La pittura, la fotografia  sono stati sempre la mia passione, tanto che la prima cosa che ho fatto segretamente nel mio percorso verso questo mestiere è stato un corso regionale come operatore, ho studiato fotografia, amavo stamparle quando la fotografia ancora era solo analogica, così quando ho cominciato a fare questo mestiere ho portato avanti un’ossessione per l’immagine perfetta. Per me il Cinema è quella cosa che mi ha salvato da bambina, un luogo nel cui vorrei entrare, un’altra vita, un altro mondo perché quello che abito ha sempre qualcosa che non mi piace. David Bush, uno dei più grandi esperti di effetti digitali e uno dei pionieri del 3D nonché un caro amico che conosce la mia anima nerd, nel 2009 mi ha proposto di fare un seminario sul 3D e lì ho avuto la mia folgorazione, ho capito quali ne fossero le potenzialità in questa mia ricerca”.

 

  • Un cast ricco di nomi importanti. Raccontaci il motivo di queste scelte.

“Il casting è stato complicato, perché per me gli attori non sono mezzi per raccontare le mie storie ma devono essere complici e persino ad un certo punto ladri dell’anima dei personaggi che scrivo. Devono appropriarsene  e io amo lavorare con persone che abbiano il mio stesso orizzonte di valori, persone non fanatiche di tutto quello che c’è intorno a questo mestiere ma per cui è importante quello che di più profondo c’è, in questo mestiere. Quindi da una parte sono molto rigida sul professionismo, non amo gli improvvisati, dall’altra però c’è un fattore umano che deve scattare o non scattare quando incontro un attore. Anzi forse quel fattore umano è la cosa più importante.
Così quando ho contattato attori dalla storia professionale enorme, come Julia Jentsch o Piotr Adamczky, pur se la mia carriera non è nemmeno paragonabile alla loro, ho comunque detto “prima vediamoci un attimo, vediamo se ci piacciamo, se li convinco”, anche quando sulla base della sceneggiatura avevano già mostrato interesse per il progetto. Barbora è un’attrice straordinaria con cui volevo lavorare da anni, era un destino che aspettava lì davvero dal mio primo film, è talmente brava che sarebbe da premio pure se leggesse l’elenco del telefono. Sono stata commossa e onorata dal suo coinvolgimento, e dalla generosità incredibile che ha nel suo lavoro sul personaggio e dedizione alla “causa”. Stessa cosa i giovani Mathilde Bundschuh (che è un talento incredibile, figlia di attore di Teatro, fa l’attrice fin da bambina, anni di Accademia, e soprattutto un’anima bella) e Guglielmo Scilla, sulla cui scelta inizialmente qualcuno ha anche avanzato perplessità, perché nel discorso che facevo prima si può dire che il suo percorso verso il mestiere dell’attore non abbia seguito appunto studi o un certo tipo di gavetta, ma ha saputo darmi grande soddisfazione nei risultati dimostrando che avevo ragione, perché sempre come dicevo prima ci sono fattori umani che valgono più di ogni cosa.

E poi c’è il talento, che è un dono e che spesso travalica persino la tecnica. Guglielmo è un ragazzo di grandissimo talento e ho scoperto in lui un’intelligenza fuori dal comune, è veramente generoso e intelligente e ha regalato al suo personaggio delle sfumature poetiche insperate. Il suo era il ruolo forse più difficile, insieme a Piotr hanno infatti dovuto costruire un rapporto padre – figlio fatto di silenzi, che non è facile, quando non hai certe parole cui aggrapparti. Poi anche nei ruoli minori nel senso che si vedono meno, perché per come la vedo io non esistono ruoli “minori”, ho avuto attori eccezionali, per dire il ruolo di Papà Zucca lo abbiamo scritto apposta per Riccardo Sinibaldi, attore che lavora a teatro da anni con mio marito e cosceneggiatore del film, Lorenzo d’Amico de Carvalho, poi c’è Beniamino Marcone anche lui attore cui ho pensato dalla scrittura perché anche lui calca i palcoscenici da anni con Lorenzo, visto ne “Il giovane Montalbano” o “I Cesaroni”, e Luca Vecchi – che adoro fin dalla geniale web series “The Pills” e che è un attore geniale oltre che secondo me un geniale regista – mi hanno fatto il grande regalo del cameo dei due personaggi della Lepre Marzolina e il Cappellaio Matto. Poi c’è Daniela Scarlatti che interpreta il doppio ruolo dell’Assistente Sociale che solo Jessica vede nel suo reale aspetto, quello di una terribile strega da favola dei Fratelli Grimm, è un’attrice bravissima, con una grande storia di Cinema e Teatro e che mi ha regalato anche lei un cameo eccezionale, le giovani antagoniste di Jessica, che ho trovato con uno scouting in tutta Europa (Henrieke Fritz, Vita Tepel e Marianna Dellabetta), Serena Iansiti , Marco Basile, Stefano Viali, Yoon Joyce, anche loro attori di altissimo livello che si sono divertiti a partecipare al film pur se in ruoli cameo, e infine ma non infine nel corso dei provini in Trentino grazie alla grandiosa collaborazione di Chiara Coller e Federica Mele, ho scovato degli attori come Lissy Pernthaler, che era venuta per una figurazione speciale ma di cui mi sono innamorata e non ho avuto dubbi, ho deciso subito che le avrei affidato uno dei ruoli più delicati del film, quello della Professoressa e due giovanissimi di grande talento, Gabriele Mazzoni e Sasa Iagrossi, Stefano Rossi, Martina Folena e le gemelline Autora e Nicole Verasco che interpretano entrambe il ruolo di “Aurora”.  Ho avuto un attore di teatro bravissimo come Peter Schorn che ha accettato pur per una sola scena ma per un personaggio a cui tenevo moltissimo e non potevo affidare a chiunque. Insomma, ci tengo a fare tutti i nomi di quanti hanno partecipato con un amore, una dedizione e soprattutto la consapevolezza di cosa sia veramente importante quando si abbraccia un percorso complicato come la sfida di un film come questo”.

 

  • Non solo regista ma anche sceneggiatrice del film. Com’è nata questa storia?

“L’idea nasce da un evento che ha sfiorato la mia vita personale, che essendo il climax a sorpresa della storia non posso citare, ma di fatto questo evento mi ha dato da riflettere sul tema del film, che poi è il tema di tutto il mio lavoro: il pregiudizio, l’isolamento sociale e il sabotare i sogni e i progetti di qualcuno possono causare conseguenze violente e inaspettate. Volevo però raccontare questa storia, descrivere questo tipo di situazione, ponendo i personaggi non in situazione realistica, non rispondere a un “e se..” ma ad un “oddio, e se..?”, ricostruire una realtà altra per dimostrare ancora di più come l’essere umano, in qualunque dimensione, qualunque pianeta viva, tende a creare certi meccanismi di causa ed effetto in cui spesso non considera quanto importante sia mantenere sana la rete di Indra dei nostri rapporti, quanto sia importante il rispetto dell’altro se non altro per una forma di morale “contrattuale”, se proprio non ci si arriva con il cuore, a questo rispetto dell’altro sempre e comunque, sabotare o esasperare qualcuno non è conveniente. Dovremmo capire che sostenere il talento di qualcuno è conveniente per tutti, perché conviene a tutti che ci siano le persone migliori in ogni campo, e dovremmo capire che se tutti fossimo più soddisfatti e felici possibili, sarebbe la situazione ideale per avere meno conflitti possibili”.

 

  • Qual è il messaggio che speri arrivi al pubblico?

“Non sono sicura che un film possa mandare dei messaggi, più che altro spero che possa far porre delle domande, su come ci rapportiamo agli altri, su quante volte crediamo di aver ragione, di essere la parte lesa del mondo e invece non ci rendiamo conto che stiamo facendo del male a chi abbiamo di fronte, e che il male che facciamo irrimediabilmente torna indietro”.

 

  • È stato difficoltoso l’uso del 3D?

“Non eccessivamente, è stato un bell’esercizio, per certi versi. Devi rivedere il tuo modo di girare, le inquadrature, gli obbiettivi che usi. Avevo poi David Bush, appunto, accanto, che ha curato la stereografia quindi tecnicamente mi sentivo al sicuro. Fare un film è un lavoro sempre molto solitario, emotivamente, per un regista perché di fatto quel che vuoi mettere sullo schermo è come tu vedi il mondo, e comunicare uno sguardo è complicato. Avere accanto i collaboratori giusti che sappiano interpretare quello sguardo e riportarlo ognuno nel proprio reparto, non è sempre facile ed è il primo talento del regista, secondo me, individuare le persone giuste con cui creare “l’Orchestra”. A parte il lungo lavoro di scrittura con Lorenzo, che è stato immergersi nel palcoscenico della mia mente per gli anni in cui abbiamo scritto diciotto stesure di sceneggiatura, seguiti dal produttore, Francesco Torelli, con cui ho fatto gli altri tre film precedenti e con cui c’è una grande sintonia artistica, oltre che ormai una forte amicizia, e da Rai Cinema che ha creduto in questo film fin dallo sviluppo della sceneggiatura appunto, e il grande accordo visivo che da subito ho condiviso con David Bush,  ho già detto in molte sedi che il lavoro più incredibile e in un’armonia assoluta, di visione, di dedizione, l’ho trovata nel costumista, Andrea Sorrentino. Abbiamo lavorato insieme per più di un anno nel cercare un impianto visivo che lui ha saputo declinare in un modo unico ed è un’anima bella che ama il suo mestiere e questo mestiere più per quello che può dare agli altri, non solo per quello che ci si può prendere per se stessi”.

  • Ho letto che ambite ad un mercato estero? C’è già qualche anticipazione in merito

“RaiCom ha preso il film per le vendite estere, penso che per le tematiche e l’impianto visivo del film, nonché per le bellissime canzoni e musiche originali tutte curate da Peter Spilles e la Band Industrial Metal tedesca dei “Project Pitchfork” di cui è frontman e che è molto amata nel Nord Europa e in Oriente, penso che il film dovrebbe avere un’ottima accoglienza in queste zone del mondo. Mi è stato detto da alcuni spettatori che hanno visto il film al Festival di Venezia (abbiamo avuto l’onore di essere stati selezionati dalle Giornate degli Autori) forse nel Nord Europa e oltre Oceano, il film potrebbe persino incontrare anche maggiormente le corde e i gusti degli spettatori. Sarà forse per le mie origini ma non riesco mai a ragionare su un progetto in termini nazionali, non riesco a pensare ad un cast pensando solo agli attori del posto in cui vivo, ad una storia locale, etc. mi viene naturale pensare al mondo come un luogo che non ha dei confini che vanno dal Mediterraneo alle Alpi – forse per questo ho finito per scrivere questa storia dichiaratamente in un “nowhere” – e quindi questo poi, forse, rende più esportabile il risultato perché è immediatamente universale”.

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