Al di là del cinema...

Koch Media porta al cinema dal 7 settembre “The Devil’s Candy”

Scritto e diretto da Sean Byrne arriva a settembre al cinema “The Devil’s Candy” interpretato da Ethan Embry,  Shiri Appleby, Pruitt Taylor Vince e Kiara Glasco.

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Jesse, un pittore tormentato da conflitti interiori, la giovane moglie Astrid e la figlia Zooey comprano la casa dei loro sogni, il cui prezzo è sceso a seguito dell’oscuro passato che avvolge la proprietà.
La loro vita inizia a complicarsi quando i quadri di Jesse assumono un aspetto demoniaco e lui comincia a sussurrare con la voce del diavolo. Nel frattempo Ray, il figlio disturbato dei vecchi proprietari, sviluppa un’ossessione per Zooey, dopo essere comparso sulla soglia di casa chiedendo di ritornarvi. Appare subito evidente che Ray e Jesse sono entrambi posseduti dalle medesime forze oscure e che la famiglia di Jesse non è al sicuro né da Ray né dal diavolo stesso.

Il Commento del regista: “The Devil’s Candy narra la storia di Jesse Hellman, un giovane padre, nonché artista tormentato, che senza volerlo si lascia tentare dal male e deve quindi tirare fuori le unghie per combatterlo ed evitare che la sua famiglia venga inghiottita dall’oscurità.
Il film riprende il mito dell’incrocio secondo cui il musicista Robert Johnson vende consapevolmente la propria anima al diavolo per diventare il miglior chitarrista blues mai esistito. L’evoluzione di Jesse non avviene in modo del tutto intenzionale, tuttavia l’artista insiste per comprare una casa che si rivela essere infestata. In seguito al trasferimento, si lascia consapevolmente attrarre dal fascino del male per il bene della sua carriera di pittore, esponendo così la sua famiglia alla stessa fonte oscura che lo sta alimentando.
Pur presentando delle similarità con il protagonista di Shining, Jack Torrance, Jesse risolve il suo conflitto interiore scegliendo la famiglia invece di cedere alle lusinghe dell’oscurità.
Il film affronta il tema del sacrificio in senso figurato (famiglia sacrificata alla carriera) e letterale (bambini sacrificati a Satana).
Prendendo spunto dalla tematica del sacrificio affrontata dai classici come Rosemary’s Baby o Il Presagio, ho voluto donare a The Devil’s Candy una modesta eleganza, prediligendo inquadrature classiche e precise al posto della semplice camera a mano.
Miravo dunque ad ottenere un film che fosse al contempo classico e audace, in grado di conferire ai personaggi un pizzico di spessore, così che la realtà stessa emergesse più concretamente. In quest’ottica, essenziali fonti di ispirazione sono stati i fratelli Coen e Tarantino, che hanno saputo combinare un’arte scrupolosa e una sensibilità amplificata.
La caratteristica finale che ha contribuito ad infondere una nota peculiare a The Devil’s Candy è stato l’utilizzo della colonna sonora per esprimere la possessione satanica. La musica doveva emergere dal sottosuolo, una musica che l’orecchio comune non era abituato ad ascoltare. Per prima cosa quindi mi sono rivolto alle melodie cupe dei Sunn O))) e del loro doom metal californiano.
La loro musica è profonda, profetica, e pervasa da liriche sinistre.
The Devil’s Candy è proprio questo… Un’opera tragica.

Di seguito il testo che racconta il processo alla base della lavorazione del poster:

L’ARTE IN THE DEVIL’S CANDY (Francesco Giani)

L’arte In The Devil’s Candy é un argomento ricorrente. Il protagonista, Jesse, é un pittore tormentato da conflitti interiori; Francesco Giani, visual designer e illustratore, é il realizzatore dell’artwork protagonista del poster ufficiale del film. Grande appassionato di cinema e cultore del genere horror, Koch Media ha scelto lui per la realizzazione creativa di uno dei più importanti asset di comunicazione del suo horror in uscita il 7 settembre.

Ecco come Francesco racconta il suo lavoro.
“Dopo aver visionato il film in anteprima più volte, per poterne cogliere gli aspetti più interessanti da un punto di vista artistico, ho creato alcuni sketch a matita per sintetizzare, in maniera veloce, i concetti per me più importanti e significativi. Una selezione di questi bozzetti é stata lavorata con photoshop al fine di creare lavori più avanzati sulla base dei quali sono state individuate e sviluppate ulteriormente le idee più forti a livello comunicativo.

Una volta scelti gli artwork più interessanti, ho creato le loro versioni ad acquerello alle quali ho sovrapposto, come in una sorta di collage in Photoshop, una serie di scatti fotografici che ritraevano oggetti che potevano essere funzionali alla creazione di un’immagine che fosse in linea con quanto avevo fissato in testa (mani, tronchi di legno, texture materiche di vario genere, caramelle, più una serie di dettagli apparentemente avulsi dal contesto ma in realtà decisivi nella visione di insieme). La lavorazione di questo poster ha reso necessario un numero decisamente maggiore di scatti fotografici rispetto ad altri lavori fatti in passato poiché, come detto, l’esigenza era quella di raggiungere il più alto livello di realismo possibile. Normalmente, infatti, cerco di rendere poco invasiva la sovrapposizione delle foto all’acquerello ma nella lavorazione di questo poster mi sono reso conto che era necessario cambiare la tecnica. Ecco perché considero il lavoro fatto per The Devil’s Candy come un vero e proprio esperimento, del quale sono molto soddisfatto, che mi ha aiutato ad ampliare la mia visione artistica, insegnandomi al contempo qualcosa di utile e importante per il mio lavoro.

Questa tecnica di sovrapposizione di materiale fotografico all’acquerello é stata fatta su 3/4 artwork selezionati dai quali si é poi scelto quello che da oggi potete vedere”.

Biografia Francesco Giani:
Francesco, 36 anni, é visual designer e illustratore italiano, diplomato presso “L’Accademia d’Arte e Design Leonetto Cappiello” di Firenze. Da 6 anni é responsabile della comunicazione visiva per il Lucca Film Festival ed Europa Cinema.
Ama profondamente il cinema, che ispira spesso i suoi lavori ed ama sperimentare con i mezzi che ha a disposizione: acrilici, colori a olio, pastelli, compositing fotografico photoshop. Ha un’attitudine al “macabro” che si porta dietro dall’infanzia e che si rispecchia talvolta nelle sue illustrazioni… che sia un bene o un male, è sicuramente una consuetudine a suo modo catartica ed appagante.

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