Al di là del cinema...

La Critica di Roberto Giordano sul film “Le Grida del silenzio”

Articolo a cura dello scrittore, regista e sceneggiatore ROBERTO GIORDANO

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“Le grida del silenzio” dipinge un affresco variopinto di dinamiche quotidiane alternate, visto attraverso gli occhi di diversi giovani personaggi nella “Roma bene” odierna.
Tra i protagonisti ritroviamo il classico donnaiolo freddo e impenitente, il suo migliore amico che rappresenta il perfetto alter ego naturale, (entrambi alle prese con una ragazza cubana oggetto di una scommessa fra i due), una coppia di ragazzi “perfetta”, in bilico tra Amore Shakespeariano e Spiritualità Kantiana e persino una storia gay, vissuta da due ragazze dal carattere opposto.
La giovane regista (e sceneggiatrice), alle prese con la sua prima opera cinematografica, ci propone quella che inizialmente sembra essere una storia come tante; tra dissidi e invidie giovanili, progetti e speranze di una generazione congestionata dalla Società opprimente, nonché nell’ipocrisia del “quieto vivere”, Sasha Alessandra Carlesi ci conduce poi per mano attraverso il Suo mondo, costellato di Speranza e Redenzione.
Perché quello che sembra essere qualcosa di vissuto o vivibile da ognuno degli spettatori, cambia di dimensione durante la narrazione del film.
Ogni singola scena, dialogo o situazione visibile, pur potendo apparire scontata o troppo “lenta”, assume invece un preciso ruolo nella mente immaginifica dell’autrice del soggetto, scalando il ripido e inusuale versante della presunta commedia fuori luogo, in un contesto angosciante (quest’ultimo, di certo un punto di forza estremo, mai praticato nel cinema nostrano), per poi paventarsi apertamente (e improvvisamente)per quello che è in realtà, in un originale e assolutamente inaspettato epilogo, che è in grado di proiettare nell’immediato lo spettatore verso la vetta tanto ambita di un Monte Sacro: quello dell’Amore.
L’Amore Puro e Disperato, di chi non l’ha mai vissuto veramente grazie alle circostanze regresse…
Tuttavia, ben lungi dal tradurre la propria Opera in una mera esposizione sentimentale, la Carlesi vuole spingersi in profondità, accompagnandoci nell’esplorazione più intima di un complesso rapporto interpersonale, inserito in una ben specifica sfera emozionale e attitudinale del protagonista.
Il quale, grazie anche alla propria interpretazione, riesce a trasporre con fermezza ciò che è diventato: il tutto nel niente… O, a seconda dei punti di vista, il niente nel tutto.
Costellato di potenti e simbolici richiami a una Natura inesplorata dall’uomo, questo film si lascia scoprire poco per volta, riuscendo persino a suggerire, in un poetico finale, l’Eternita’ Primordiale tanto agognata e ricercata dall’Homo Sapiens e insita in ognuno di noi.

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