Arriva a Venezia la leggenda del “pinoy rock” Pepe Smith

imageDelusi dall’assenza al Lido di Nick Cave? Niente paura, a Venezia arriva la leggenda del “pinoy rock” Pepe Smith, il “Mick Jagger delle Filippine”: un’autentica icona che ha attraversato la storia della musica internazionale degli ultimi 50 anni, prima di scoprirsi (anche) attore. Come dimostra la sua presenza da protagonista in SINGING IN GRAVEYARDS, l’opera prima di Bradley Liew in concorso domani, giovedì 8 settembre, alla 31. Settimana Internazionale della Critica. Accanto a lui, nel film, un’altra presenza “di culto”, stavolta cinematografica: il regista Lav Diaz.

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Cantante, batterista e chitarrista, Joseph William Feliciano Smith, in arte Pepe Smith, è nato il giorno di Natale del 1947, figlio di un militare americano assegnato alla Clark Air Base, uno dei tanti soldati che mettevano su famiglia con leggerezza, ben sapendo che un giorno avrebbero fatto rientro in patria lasciando dietro di sé solo ricordi. Cresciuto con la nonna dopo l’abbandono del padre, cui seguì la prematura scomparsa della madre, milita in varie band, ha fatto parte di numerose rock band, fino alla definitiva affermazione come frontman degli Eddie Reyes and the Downbeats, gruppo con il quale il 4 luglio 1966 apre il concerto dei Beatles al Rizal Memorial Stadium di Manila (con una cover con una cover di “Get Off of My Cloud” dei Rolling Stones). Nel 1970 si trasferisce in Giappone, dove entra in una delle band heavy/blues/psich rock più iconiche degli anni ’70, gli Speed, Glue & Shinky (band di cui scrive anche Julian Cope nel suo volume JapRockSampler i cui vinili originali viaggiano a quotazioni di migliaia di euro…). Al ritorno nelle Filippine entra negli Juan de la Cruz Band, inventando di fatto il Pinoy Rock. A una carriera così ricca non poteva non corrispondere una vita altrettanto “movimentata”, costellata di problemi di droga, traversie legali e persino un reality show tutto suo (“The Smiths”).

imageCome in un gioco di specchi pirandelliano, Singing in Graveyards racconta la storia di Pepe, imitatore sessantottenne di una leggenda del rock filippino che vive solo ai confini fra realtà, immaginazione e misticismo. Un giorno gli viene finalmente data l’opportunità di aprire un concerto del suo idolo, ma dovrà fare qualcosa che nessuno dei due ha mai fatto prima: scrivere una canzone d’amore.

“Ho conosciuto Pepe Smith nel 2013 – spiega il regista malese Bradley Liew – sul set di un film. Una persona piena di energia, ma che spesso, fra un ciak e l’altro, si sedeva in disparte, solo, immerso nei suoi pensieri. Terminate le riprese siamo rimasti amici: gli ho chiesto di parlarmi della sua musica e mi ha rivelato di non aver mai scritto una canzone d’amore. Quando gli ho chiesto perché, mi ha detto che non gli era mai venuta l’ispirazione per scriverne una, ma che se la sua musica faceva felice la gente, lui si sentiva comunque soddisfatto. Mentre mi spiegava queste cose, ho sentito una grande tristezza nella sua voce, una tristezza che mi è rimasta addosso. Era davvero possibile che quest’uomo di quasi settant’anni, una rock star che aveva avuto una vita così piena, non si fosse mai davvero innamorato? Questo è un film sul passare degli anni e sulla nostra condizione di esseri mortali, su come ciascuno debba fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni e su come non si possa combattere quel che davvero siamo dentro”.

“Avere Pepe Smith alla Sic è un vero onore. Pepe rapresenta quanto di più autentico c’è nella musica rock: creatività, genialità, disobbedienza, caos”, dichiara Giona A. Nazzaro, delegato generale della Sic.

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