Al di là del cinema...

Rabbia Furiosa – Er Canaro

Da oggi in sala il nuovo film di Sergio Stivaletti

Neanche il tempo di uscire nelle sale che questa pellicola è già un cult.
Partiamo innanzitutto col dire che Rabbia Furiosa è un buon film. Rientra certo nell’accezione B-movie poiché improntato su binari stilistici molto specifici. Ma al contrario di ciò che pensa la stragrande maggioranza del pubblico, B-movie non significa “da buttare”. Anzi, Rabbia Furiosa rappresenta la riappropriazione di un genere cinematografico italiano ormai dimenticato da tempo.

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Amalgamando sapientemente caratteristiche del cinema nostrano degli anni Settanta e Ottanta, Sergio Stivaletti – effettista analogico già mito negli anni Ottanta, quando lavorava al fianco di Dario Argento – porta sul grande schermo un’opera di tutto rispetto, non solo dal punto di vista cine-storico.
Si passa dunque da una bella colonna sonora, condita da un fischio che ricorda molto gli spaghetti western, all’agognato finale, in cui il regista dà sfogo a tutta la sua arte, filmando scene ultra-violente.
Rimanendo fermi alla cifra stilistica del cinema italiano di genere, qui la recitazione non rispetta i canoni odierni, non è curata nei dettagli perché non va considerata come uno dei punti di forza del film. In realtà, quest’aspetto rende Rabbia Furiosa una pellicola popolare, per tutti i segmenti di pubblico, insomma, non d’élite, non di serie A – come è appena successo con Dogman di Matteo Garrone, che trattando sotto un’altra prospettiva e attraverso un stile più contemporaneo lo stesso fatto di cronaca di Rabbia Furiosa si è preso tutti gli onori e gli spazi sui vari media, arrivando fino a Cannes.

Riadattando la storia vera a proprio piacimento, Stivaletti racconta le vicende di Fabio (Riccardo De Filippis), un piccolo delinquente di quartiere appena uscito di prigione e proprietario di un locale di bellezza per cani. Ogni giorno, il protagonista è costretto a subire angherie e soprusi da parte di Claudio (Virgilio Olivari), ex-pugile malavitoso che si diverte a fare il boss nel quartiere romano del Mandrione. Un giorno però Fabio decide di ribellarsi…

Ciò che colpisce di Rabbia Furiosa è la sua abilità di affiancare lo spettatore all’esasperazione crescente del protagonista. La sua decisione finale lo trasforma in un demonio. E il pubblico che l’aveva accompagnato fino a poco prima che cominciasse ad agire in modo violento si ritrova testimone di un delitto cruento, riportato nei dettagli con estrema precisione, grazie alla capacità e alla conoscenza dei meccanismi del gore di un effettista e regista di non poco conto.
In conclusione, Rabbia Furiosa mostra tutto il male che può scaturire dagli abissi della mente umana. Il confine che separa l’uomo dalla bestia è davvero sottile e il film ce lo dimostra.

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