The Young Pope

La serie TV di Paolo Sorrentino in arrivo su Sky

Dieci episodi per raccontare la storia di Lenny Belardo, alias Pio XIII, il primo papa americano della storia. La serie TV firmata dal Premio Oscar Paolo Sorrentino, una produzione originale Sky, HBO, Canal+, prodotta da Wildside e coprodotta Haut et Court TV e Mediapro, sarà trasmessa in Italia in prima tv dal 21 ottobre alle 21.15 su Sky Atlantic HD e Sky Cinema 1 HD, disponibile anche su Sky Go, Sky On Demand e in streaming su NOW TV, la internet tv di Sky.
Presentata come evento speciale Fuori Concorso alla 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, l’opera è stata accolta con entusiasmo dalla stampa internazionale, tanto da essere già stata venduta in 110 Paesi – un record assoluto. Numerose le trattative ancora in corso; dunque, il numero è destinato a crescere.

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L’elezione del giovane e affascinante Pio XIII sembrerebbe il risultato di una strategia mediatica semplice ed efficace da parte del collegio cardinalizio. Ma le apparenze ingannano, soprattutto nel luogo e tra le persone che hanno scelto il mistero di Dio come bussola della loro esistenza. Quel luogo è il Vaticano. Quelle persone sono i vertici della Chiesa. E il più misterioso e contradditorio di tutti si rivela Pio XIII: scaltro e ingenuo, ironico e pedante, antico eppure modernissimo, dubbioso ma al tempo stesso risoluto, addolorato e spietato, il giovane pontefice prova ad attraversare il lungo fiume della solitudine dell’uomo per trovare un Dio da regalare agli uomini. E a se stesso.

Il cast, oltre al protagonista Jude Law, include il Premio Oscar come miglior attrice Diane Keaton, Silvio Orlando, Scott Shepherd, Cécile de France, Javier Càmara, Ludivine Sagner, Toni Bertorelli e James Cromwell. Tutti sono intervenuti questa mattina alla conferenza stampa che si è tenuta presso il The Space Cinema di Piazza della Repubblica in Roma.

“Riflettendo su un film per la televisione che avesse come sfondo il sempre difficile tema della religione, un giorno mi venne un’idea balorda: Perché non pensare a un pontefice che sia agli antipodi di Papa Francesco?”, ha spiegato Sorrentino. “Dopo un capo della Chiesa così legato al felice rapporto con la gente e le folle, immaginai un alter ego totalmente diverso da lui. Un uomo legato alla tradizione e ai riti ancestrali della Chiesa cattolica. Un Papa che chiudesse – invece di aprire e senza recitare da conciliante pastore di anime capace di persuadere persone molto distanti da sé – e allontanasse gli empi dalla Chiesa bollandoli di indegnità. Un Papa che rimproverasse i fedeli richiamandoli a un sacrificio assoluto, a un fideismo di stampo oscurantista […] Jude Law si è rivelato l’attore che cercavo, capace di impersonare quella doppiezza che volevo dare al personaggio. Solo un talento sterminato come il suo poteva caricarsi sulle spalle, senza facili derive agiografiche, un personaggio così difficile come quello di un papa che non esiste nella realtà”.sorrentino-min

Come accennato, The Young Pope ricalca il tema sorrentiniano della solitudine, punto cruciale della condizione umana. Anche il Vangelo quando arriva al suo culmine narrativo, quando vuol far vedere che Dio si è davvero fatto uomo, gli fa sentire in croce la solitudine del “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Il regista gioca astutamente con quest’aspetto, trasformandolo in racconto grazie al suo mostrarsi in una figura anomala come quella di Pio XIII, il quale vive la solitudine come abbandono – ragazzo orfano cresciuto da Suor Mary (Diane Keaton) – ma in finale la sua è la condizione di tutti.

Durante l’incontro con la stampa, Jude Law ha parlato di incoscienza e consapevolezza, due doti a lui rivelatesi fondamentali per questo ruolo. “Il mio istinto iniziale è stato informarmi sulla storia del Vaticano, dei papi e di come ciascuno di essi abbia influito sulla fede cattolica. Ammetto che in principio mi sono fatto prendere dal panico vista la grandezza del mondo in cui stavo immergendomi. Inoltre, col passare dei giorni non riuscivo a trovare nessuna identificazione chiara su chi dovesse essere Pio XIII. Per questo mi sono affidato totalmente a Sorrentino. Così facendo, ho costruito un personaggio completo che fosse proprio il Lenny che lui cercava: sono tornato alla sceneggiatura per costruire un uomo di 47 anni che potesse credibilmente diventare papa, guardando al suo passato da orfano che lo tormenta e stabilendo dunque determinate regole nella sua relazione con gli altri”. L’attore inglese ha poi scherzato sullo studio condotto insieme al regista circa la gestualità da far adottare a Pio XIII: “Ci siamo ispirati, sì, a Pio XII …ma anche a Wayne Rooney, che quando segna è solito assumere quella posa. Ormai posso dirvi per esperienza che la gestualità e la postura di un papa sono condizionate dall’abito che indossa. Perché i pontefici nelle foto tengono sempre le mani conserte o dietro la schiena? Non sanno dove altro metterle! Dopo mesi di lavoro, mi ero talmente abituato che tenevo le mani giunte anche in privato, lontano dal set e dalle telecamere. Parlando seriamente, ho lavorato sull’essenzialità dei gesti al fine di renderli molto diretti. Di fatto, Pio XIII è un Papa diretto: Alzati!, Siediti!, Basta parlare”.

Il grande merito di The Young Pope sta nel riuscire a raccontare diversamente dal solito un mondo che soprattutto noi italiani – perché più vicini alla “scena” – siamo abituati a considerare abitato da potenti quanto grandi figure che pensano e operano nell’ombra, sempre dalla parte della ragione, del giusto. Qui viene esaltata l’umanità di questi personaggi, che proprio come chiunque soffrono e peccano. Sorrentino ci dice che il clero non è una élite di santi. La serie tuttavia non vuole essere una denuncia dei mali della Chiesa. Non ha un aspetto provocatorio. Per questo motivo i cattolici potranno apprezzare questo lavoro “se lo guarderanno con il trasporto che merita un quadro”, ha affermato il regista. “Piacerà se sul film poseranno uno sguardo benevolo, staranno al gioco dei sentimenti umani e si accorgeranno che The Young Pope parla alla loro umanità e prova a togliere dagli occhiali le macchie umide e incrostate del conformismo. Se invece si aspettano una lettura filologica, non piacerà”.

L’attesa per la messa in onda sale. E stavolta le aspettative non saranno l’anticamera della delusione. Sorrentino ci regala quello che è forse il suo capolavoro. Teatralità, emozione, bellezza. La sua estetica è il giusto ingrediente per un Rinascimento delle serie TV italiane. Il pubblico non potrà che rispondere con una fumata bianca a questa cattedrale televisiva che è The Young Pope.

 

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