Tra punte di gesso, eterni bambinoni e fiabe oscure: le tre anime del cinema in arrivo
Il panorama cinematografico delle prossime stagioni si preannuncia come un gigantesco test di Rorschach, un caleidoscopio capace di riflettere i bisogni più contrastanti del pubblico. Da una parte la fame di arte assoluta e di biografie strazianti, dall’altra l’impulso irrefrenabile di staccare il cervello, fino ad arrivare al fascino perverso per i lati più cupi delle fiabe. È un palinsesto schizofrenico, certo, ma in fondo non è proprio questa la magia del grande schermo?
L’estasi e il tormento: il miracolo di Stoccarda sbarca a Genova
Iniziamo dal cinema che scava nell’anima. Ci sono pellicole che si propongono non solo di raccontare una storia, ma di restituire un respiro, un’epoca, un genio. È il caso di Cranko, l’atteso biopic sulla vita del leggendario coreografo sudafricano John Cranko. Dopo aver debuttato lo scorso autunno tra Stoccarda e Monaco, il film arriva finalmente in prima italiana a Genova. Il merito è del Festival Internazionale di Balletto di Nervi, sotto la direzione artistica di Jacopo Bellussi, che ha fissato un appuntamento imperdibile per i puristi della danza: il 10 giugno alle 18:00, presso la Sala Quadrivium.
La pellicola ci catapulta in una Stoccarda del 1960. Cranko vi approda portandosi dietro le cicatrici di un’esperienza londinese a dir poco frustrante, convinto di fermarsi giusto il tempo di una collaborazione come coreografo ospite. Invece, quello che doveva essere un transito si trasforma in una rivoluzione. Nel giro di pochi anni, non solo assume la direzione stabile del balletto, ma orchestra quello che la critica ribattezzerà lo “Stuttgart Ballet Miracle”, trasformando la compagnia in un’eccellenza mondiale e diventando lui stesso una superstar.
Ma il regista Joachim A. Lang non si accontenta di snocciolare i successi di Cranko — dal pathos intramontabile di Romeo e Giulietta e Onegin, fino alla sua incredibile capacità di fare da talent scout per futuri colossi come Jiri Kylian, John Neumeier e William Forsythe. Lang punta dritto alle viscere. Costruisce un contrasto feroce tra l’estetica malinconica e tenerissima delle scene di danza e la brutalità del mondo esterno: l’ombra dell’apartheid nella sua terra d’origine e la persecuzione subita per la sua omosessualità in un’Europa a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. A dare carne e sangue a questa vulnerabilità intrisa di perfezionismo visionario è un Sam Riley in stato di grazia, circondato da un cast che farà tremare i polsi agli appassionati. Parliamo dei fuoriclasse del Balletto di Stoccarda di oggi che incarnano i loro idoli di ieri: Elisa Badenes veste i panni di Marcia Haydée, Friedemann Vogel è Heinz Claus, mentre Rocio Aleman e Jason Reilly interpretano rispettivamente Birgit Keil e Ray Barra. Un cortocircuito generazionale di pura poesia.
La regressione come modello di business
E se Cranko ci ricorda quanto in alto possa spingersi l’animo umano, ci pensa Netflix a riportarci brutalmente con i piedi nel fango delle nostre bassezze più infantili. L’industria dell’intrattenimento, si sa, ha bisogno anche di questo. Durante le presentazioni dei palinsesti, il colosso dello streaming ha confermato che la macchina da soldi di Adam Sandler è più viva che mai, ufficializzando lo sviluppo di Un weekend da bamboccioni 3 (per i puristi, Grown Ups 3).
Sembra che l’intero modello di business di una certa commedia americana si regga sull’assioma infallibile di uomini adulti che si comportano come ragazzini all’asilo. La formula non cambia: Adam Sandler e il suo storico complice Tim Herlihy stanno mettendo mano alla sceneggiatura, mentre in cabina di regia siederà Kyle Newacheck, fresco della collaborazione per il sequel di Un tipo imprevedibile (Happy Gilmore 2). Non ci sono ancora dettagli succosi sulla trama, ma facciamoci due conti: considerando il salto temporale di almeno 14 anni dal secondo capitolo, è altamente probabile che quei genitori immaturi si preparino a diventare dei nonni altrettanto disastrosi e infantili.
Sul fronte del cast regna il riserbo, anche se l’anno scorso Kevin James si era lasciato sfuggire qualche mezza parola su trattative in corso per riunire la vecchia banda — inclusi Chris Rock e David Spade. James consigliava di “tenere viva la speranza”, un suggerimento che suona quasi come una minaccia per chi odia il genere, ma come una promessa succulenta per i fan. Aggiungeteci la probabile comparsa di Martin Herlihy (figlio di Tim, penna del Saturday Night Live e già avvistato in Happy Gilmore 2) e il quadro della classica rimpatriata tra vecchi amici pagata coi soldi di Netflix è servito.
Nel cuore oscuro del bosco
E a proposito di infanzia, c’è chi l’infanzia preferisce sviscerarla nei suoi contorni più inquietanti. Fin da quando la Disney ha sdoganato le fiabe zuccherose per famiglie, c’è sempre stata una nicchia di bastian contrari pronti a ricordare al mondo che le versioni originali — quelle dei Fratelli Grimm e compagnia bella — grondavano sangue, oscurità e traumi infantili. In questo solco si inserisce prepotentemente Laika. Lo studio di animazione in stop-motion che ci ha regalato capolavori disturbanti come Coraline ha appena sganciato il teaser trailer del suo nuovo progetto: Wildwood.
Scordatevi le principesse che cantano con gli uccellini. Qui, come sentenzia la giovane protagonista Prue (Peyton Elizabeth Lee) subito dopo che il suo fratellino viene rapito da uno stormo di corvi, nessuno vorrebbe mai trovarsi dentro una fiaba. E a ben guardare, non ha tutti i torti. La sedicenne si lancia in una missione di salvataggio disperata nell’Impassable Wilderness, una foresta incantata e ostile nascosta a due passi da Portland, in Oregon. Trascinandosi dietro Curtis (Jacob Tremblay), il classico compagno di classe tanto sfigato quanto leale, Prue finisce dritta in un tritacarne fatto di animali parlanti, banditi e figure di potere mosse da un mix tossico di lutto e ambizione.
Il racconto di formazione si mescola al survival horror in miniatura. Prue dovrà scavare a mani nude per trovare un coraggio che non sapeva di avere, rischiando letteralmente tutto per salvare il fratello e il fragile ecosistema della foresta. Ma la vera follia di Wildwood è il cast vocale, roba da far impallidire un kolossal hollywoodiano: Carey Mulligan, Mahershala Ali, Tom Waits, Richard E. Grant, Awkwafina, Charlie Day, Angela Bassett, Jemaine Clement… una parata di stelle impressionante per dare voce a creature boschive e figuri ambigui. L’uscita è fissata per il 23 ottobre. Una data perfetta per ricordarci che, tra l’arte sublime di un balletto e le risate grevi di Sandler, c’è sempre spazio per perdersi volentieri nel buio.