Il respiro del tempo a teatro: dalla nuova Giselle palermitana ai rintocchi di Benjamin Button a New York
Il palcoscenico, si sa, ha un rapporto del tutto peculiare con lo scorrere del tempo. Ne sa qualcosa il Teatro Massimo di Palermo, che da sabato 14 giugno alle 20:00 si riappropria di un capolavoro assoluto, riportando in scena la perfezione candida del “balletto bianco” per antonomasia. Questa Giselle, con la partitura di Adolphe-Charles Adam originariamente concepita per i passi di Coralli e Perrot, rinasce in Sicilia in una veste inedita. A plasmarla è Jean-Sébastien Colau, direttore del Corpo di ballo del Massimo, affiancato da Delphine Moussin, in una rilettura che punta a scavare a fondo nella drammaturgia del mito romantico. L’impatto visivo promette di reggere il peso della tradizione: le magnifiche scene dipinte a mano da Francesco Zito (con la collaborazione di Antonella Conte) e plasmate dalle luci di Bruno Ciulli accoglieranno i costumi in arrivo dal Teatro dell’Opera di Roma, supervisionati da Chicca Ruocco. Dal podio, il maestro Nir Kabaretti tesserà le fila musicali alla guida dell’Orchestra della fondazione.
Vestire i panni dell’eroina contadina che perde la ragione per amore non è mai stata solo una questione di pulizia tecnica. È una prova attoriale di rara complessità, un banco di prova spietato su cui si misurano le interpreti di calibro. Per questo nuovo allestimento si alterneranno sul palco Martina Pasinotti e Yuriko Nishihara, affiancate nei panni del nobile (e ambiguo) Albrecht da Alessandro Casà e Alessandro Cascioli. La solidità della messinscena poggia però su un’architettura corale che mobilita tutte le energie della compagnia: dalle spietate Villi guidate dalla Myrtha di Francesca Davoli e Francesca Bellone, all’Hilarion di Diego Millesimo e Diego Mulone, passando per la madre Berthe di Simona Filippone e l’amico Wilfred di Marcello Carini, fino all’entourage di corte con il Duca di Vincenzo Carpino e la Bathilde di Annalisa Bardo. Impossibile non citare il virtuoso Pas de deux contadino affidato a Giulia Neri, Valentina Chiulli, Michele Morelli e Giovanni Traetto, o lo stuolo di presenze sovrannaturali e amiche terrene a cui daranno corpo, tra le altre, Romina Leone, Annalisa Bardo, Sabrina Montanaro, Debora Di Giovanni, Alessandra Bernier, Michaela Colino, Erika Melcarne e Jessica Tranchina.
Attorno a questo debutto gravita un piccolo ecosistema di appuntamenti pensati per radicare lo spettacolo nel tessuto sociale palermitano. Giovedì 12 giugno alle 18:00, in Sala ONU, c’è spazio per l’approfondimento analitico con Vito Lentini, penna storica della rivista Sipario e docente alla Scala, invitato dagli Amici del Teatro Massimo per sviscerare i sottotesti dell’opera (con ingresso libero, il che è sempre un’ottima iniziativa). Il giorno successivo, venerdì 13 alle 19:00, la prova generale muterà pelle diventando un atto di pura solidarietà: l’intero incasso sarà devoluto al Comitato Sicilia di Fondazione AIRC, guidato da Michele Semilia. Un modo concreto per celebrare i sessant’anni di lotta indipendente contro il cancro, acquistando i biglietti direttamente in sede AIRC o, dall’11 giugno, al botteghino del teatro.
Se nel capoluogo siciliano il tempo si cristallizza nella condanna ultraterrena delle anime romantiche, a New York c’è chi ha deciso di far scorrere le lancette dell’orologio letteralmente al contrario. È un balzo geografico e stilistico netto, eppure in teatro le ossessioni umane tendono a specchiarsi. Il Public Theater ha infatti sganciato una notizia di grande peso per la sua stagione Off-Broadway 2026-2027: la prima nordamericana di “The Curious Case of Benjamin Button”. L’attesa è già palpabile per questo musical che prenderà possesso del Newman Theater con le anteprime fissate per l’8 ottobre, per debuttare ufficialmente il 21 e dominare il cartellone fino al 15 novembre.
Per godersi l’operazione conviene lasciare da parte il patinatissimo film di David Fincher del 2008 – quello dei tredici Oscar con Brad Pitt, Cate Blanchett e Taraji P. Henson. L’adattamento teatrale partorito dalla mente di Jethro Compton guarda dritto al cuore letterario del racconto del 1922 scritto dal papà del Grande Gatsby, F. Scott Fitzgerald. Compton, che cura il libretto e firma la regia, ha unito le forze con Darren Clark per le liriche, lasciando a quest’ultimo l’intera costruzione della colonna sonora. Il risultato è una macchina scenica che ha già ampiamente dimostrato la sua tenuta: partita quasi in sordina nel circuito Off-West End al Southwark Playhouse nel 2019, la produzione è maturata in una veste espansa nel 2023 fino a sbarcare trionfalmente nel West End londinese l’anno successivo.
E il pubblico britannico non si è certo trattenuto con i riconoscimenti, piovuti sotto forma di tre Olivier Awards che hanno consacrato l’opera come miglior nuovo musical e hanno premiato l’eccezionale contributo musicale del duo Compton-Clark. Ora, con le coreografie originali di Chi-San Howard pronte a riattraversare l’Atlantico, il progetto sbarca al Public in una sinergia produttiva orchestrata con colossi come Ambassador Theatre Group Productions, Gavin Kalin Productions e Gary Beestone Associates. Che si tratti di morire di crepacuore per rinascere spiriti vendicativi o di nascere con le ossa fragili di un settantenne per poi svanire in fasce, la sensazione è che i palcoscenici internazionali abbiano oggi più che mai la necessità di ricordarci che la biologia e il tempo, in fondo, sono solo un’altra scenografia da smontare.