Il respiro del cinema: dai fantasmi dell’Atlantico al nuovo volto di Sua Maestà

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C’è una strana magia nel modo in cui l’industria dell’intrattenimento gioca con il nostro senso del tempo, un pendolo costante tra la memoria storica e l’ossessione spasmodica per ciò che verrà. Da un lato, proprio mentre l’attenzione globale torna a concentrarsi sul quarto di secolo di Titanic – quel colosso di Hollywood capace di cannibalizzare i botteghini al suo esordio – spunta dagli archivi qualcosa di ben più viscerale. La Woods Hole Oceanographic Institution ha infatti deciso di allentare i cordoni della borsa, regalandoci un assaggio di un filmato fiume di 80 minuti. Non parliamo della solita rievocazione patinata o di ricostruzioni in CGI, ma delle riprese originali del 1986 guidate da Robert Ballard. È un frammento di storia nuda e cruda: la primissima volta in assoluto in cui l’occhio umano è sceso negli abissi per sfiorare il relitto del gigantesco transatlantico dopo quel maledetto naufragio nell’aprile del 1912. L’oceano aveva appena inghiottito la nave nel gelo del Nord Atlantico durante il suo viaggio inaugurale da Southampton a New York, e vederla riemergere da questi nastri inediti mette i brividi. Certo, rilasciare le immagini in concomitanza con il ritorno in sala della versione rimasterizzata del film premio Oscar per il suo 25esimo anniversario è una mossa calcolata, eppure la ruggine vera di quelle lamiere buca lo schermo con una potenza del tutto diversa.

Ma se il mare ci restituisce i relitti del passato, i corridoi degli studios brulicano di una frenesia febbrile tutta rivolta in avanti. Nello specifico, verso chi avrà il peso e l’onore di impugnare la prossima licenza di uccidere.

È dal 2021, da quando Daniel Craig ha definitivamente appeso lo smoking al chiodo con No Time To Die, che i fan del franchise sono in un’agonia d’attesa che inizia a farsi pesante. Le acque, però, si stanno finalmente smuovendo con una certa prepotenza. Le ultime indiscrezioni sganciate da un report di Deadline parlano chiaro e introducono un peso massimo dietro le quinte: Denis Villeneuve. Stando alla fonte, sarebbe proprio lui, in veste di regista e produttore del prossimo capitolo, ad aver preso in mano le redini del gioco. Villeneuve sta contattando personalmente i candidati che hanno superato i primi sbarramenti. Niente più intermediari o uffici stampa, ma chiamate dirette per scremare la lista in vista della tranche decisiva di provini, prevista in gran segreto per questo agosto. Fate due calcoli: se l’ingranaggio gira nel verso giusto e dai test emerge il volto perfetto, nel giro di un paio di mesi potremmo avere l’annuncio ufficiale del nuovo 007.

Il circo mediatico, come prevedibile, ha già iniziato a tirare a indovinare sparando i suoi dardi sui papabili candidati. Prendi Callum Turner, per esempio. Interrogato di recente sul suo potenziale coinvolgimento, ha fatto spallucce con una sana dose di ironia e rassegnazione. “Ne so esattamente quanto voi, davvero”, ha ribattuto a margine di un evento casting per Amazon MGM Studios. Turner ha poi ammesso quanto sia surreale la bolla che circonda il ruolo di Bond: racconta di persone che non sente da una decina d’anni che all’improvviso gli intasano il telefono di messaggi sperando di scucirgli uno scoop, mentre lui brancola letteralmente nel buio.

L’elefante nella stanza, però, ha le fattezze dell’idolo della Gen Z. Parliamo di Jacob Elordi. Secondo Marina Hyde, storica e affilata penna del Guardian, l’ex star di Euphoria avrebbe messo la freccia sorpassando la concorrenza. La giornalista si è sbottonata durante un intervento, pur premettendo scaramanticamente che di solito “il solo fatto di dirlo ad alta voce significa che non succederà”, ma ha confermato che da più fonti interne le è arrivata la stessa voce insistente: Elordi si troverebbe attualmente in pole position assoluta per ereditare la Walther PPK. Che sia per scrutare il fondo dell’oceano o per spiare dai buchi della serratura dei casting londinesi, Hollywood sa esattamente come tenerci incollati allo schermo.