L’Eterno Rifugio del Palcoscenico: Dai Segreti di Versailles alle Luci del Nebraska

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Un palcoscenico per sfuggire alla gabbia dorata

C’è una magia intrinseca nel teatro che trascende le epoche, una sorta di zona franca dove le regole del mondo esterno smettono improvvisamente di valere. Non è un caso che una notizia arrivata di recente dalla Francia abbia fatto drizzare le antenne agli appassionati d’arte, di cultura e di danza: il Petit Théâtre de la Reine a Versailles si prepara a tornare agli antichi fasti. Nascosto nel complesso del Petit Trianon, un rifugio originariamente costruito per Madame de Pompadour e incastonato tra le fronde di noce del Jardin Français e i fusti del Jardin Alpin, questo spazio era molto più di un capriccio reale. Per Maria Antonietta, costantemente braccata da una corte indiscreta e soffocata da una rigidissima etichetta, quel palcoscenico rappresentava una vera e propria boccata d’ossigeno. Stanca di doversi accontentare degli allestimenti provvisori montati nella galleria del Grand Trianon o nell’Orangerie, la sovrana pretese uno spazio tutto suo, affidando il progetto all’architetto Richard Mique, che lo portò a termine nella primavera del 1780. L’esterno, volutamente sobrio, quasi a voler mimetizzare l’edificio, fa letteralmente a pugni con gli interni sofisticati, un tempo un trionfo di seta e velluto blu impreziosito da sculture dorate.

La sopravvivenza di un gioiello ingegneristico

In questo spazio segreto, lontano dalle ansie di Versailles, la regina non si limitava a fare da spettatrice. Calicava lei stessa le scene insieme a una cerchia ristrettissima di intimi, riaccendendo la sua passione viscerale per la recitazione e la danza e portando in scena autori alla moda, alcuni dei quali severamente banditi a corte. Un vero gioiello inaugurato dieci anni dopo la sontuosa Opera reale (il “Grand théâtre”), le cui quinte nascondevano macchinari scenici all’avanguardia progettati da Boullet, capo macchinista dell’Opera di Parigi. E la storia di questo luogo ha dell’incredibile, se si pensa che, pur essendo considerato quasi un capriccio senza valore, è scampato intatto alla furia della Rivoluzione Francese.

Nei decenni successivi passò di mano in mano, diventando una sorta di appannaggio prettamente femminile per figure come Maria Luisa, Maria Amalia ed Eugenia. Certo, i rimaneggiamenti non sono mancati. Come nota la rivista Tatler, Napoleone Bonaparte ci piazzò il suo immancabile palchetto imperiale, mentre Luigi Filippo pensò bene di stravolgere la palette originale introducendo pesanti velluti rossi e lampadari di cristallo. Dopo decenni di abbandono e la rovina portata dalle guerre del Novecento, un team di esperti sta ora compiendo un miracolo di restauro per recuperare le parti perdute. La vera chicca? È l’unico teatro settecentesco in Francia a conservare la macchineria originale dell’epoca ancora perfettamente funzionante. Proprio per tutelare un ecosistema così fragile e iconico (che nel 1784 ospitò la prima francese del Barbiere di Siviglia già applaudito alla corte russa di Caterina II), le rappresentazioni avranno il contagocce: si stima uno spettacolo ogni due anni.

Dalla corte francese alle assi di provincia

Se a Versailles il teatro viene oggi giustamente musealizzato e protetto sotto una campana di vetro, il bisogno viscerale di fare spettacolo continua a pulsare con un’energia decisamente più ruspante, viva e accessibile altrove. È affascinante notare come la stessa urgenza di evasione che spingeva una sovrana del Settecento a recitare, oggi animi le comunità locali dall’altra parte dell’oceano. Basta spostarsi in Nebraska per ritrovare quell’anima caotica e verace del palcoscenico.

Al Theatre West, archiviate le fatiche del precedente Dirty Rotten Scoundrels, la compagnia del repertorio estivo è pronta a debuttare con la sua nuova fatica: Drinking Habits. Niente velluti blu o macchinari secolari in legno qui, ma la solida e rassicurante sala del teatro Judy Chaloupka, situata nel campus WNCC di Scottsbluff.

Un’eredità popolare e incalzante

L’approccio oltreoceano è quello del teatro fatto per stare in mezzo alla gente, lontano anni luce dai formalismi storici. A raccontare i retroscena di questa nuova avventura ci hanno pensato Jason Pasqua e Dickie Briggs, ospiti del programma radiofonico KNEB News Extra per dare al pubblico un assaggio delle dinamiche di questa commedia scoppiettante. Il calendario parla chiaro e riflette una vitalità che un museo non potrebbe mai sostenere: sipario questo venerdì e sabato sera alle 19:30, con una bella replica pomeridiana il sabato alle 14:00, per poi concedere il bis giovedì, venerdì e domenica della settimana successiva.

Che si tratti di un delicato meccanismo scenico azionato per pochi eletti nel cuore della Francia, o dei riflettori accesi per il pubblico affezionato di una provincia americana, la sostanza non cambia. Il palcoscenico resta quel luogo straordinario dove, per un paio d’ore, chiunque — da una regina a un attore di provincia — ha il permesso di reinventare la realtà.